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Iva, 64 mila morosi

di Cristina Bartelli 

Sessantaquattromila morosi del condono Iva 2002. A tanto ammonterebbe il numero dei soggetti con debito residuo complessivo di importo superiore ai 16,32 euro a cui Equitalia spa e Riscossione Sicilia stanno già avviando l'intimazione di pagamento. Il dato è stato fornito da Bruno Cesario, sottosegretario del ministero dell'economia, rispondendo a un question time in commissione finanze ieri. Sulle previsioni di incasso, al 31 dicembre 2011 però, il sottosegretario non si sbilancia: «L'infruttuosità delle attività intraprese dagli agenti della riscossione fa ritenere incerta ogni operazione di stima circa l'effettivo pagamento entro il termine fissato delle somme attualmente in morosità». Somme che secondo i calcoli della corte dei conti ammonterebbero a circa 4 mld di cui però secondo stime fornite dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, circa 2,5-2,7 sono inesigibili. Sull'inesigibilità delle somme Cesario spiega che «dalla formazione dei ruoli sono state poste in essere procedure esecutive che al momento risultano infruttuose».

Nel question time si chiedeva di conoscere gli esiti della ricognizione da parte dell'amministrazione finanziaria dei contribuenti che si sono avvalsi dei condoni e sanatorie per recuperare alle somme del bilancio dello stato le somme dichiarate e non versate dai contribuenti anche dopo l'iscrizione a ruolo.

Con la legge 148/2011 è stata disciplinata la ricognizione dei soggetti che hanno aderito ai condoni 2002 da parte dell'Agenzia delle entrate assieme ad Equitalia e a Riscossione Sicilia. ed anche i tempi per l'avvio da parte delle società nei confronti dei contribuenti di ogni azione coattiva necessaria per l'integrale recupero delle somme dovute e non corrisposte maggiorate degli interessi maturati anche con intimazione a pagare. Il tutto dovrà essere effettuato entro il 31 dicembre 2011 senza deroga. L'Agenzia delle entrate dunque ha compiuto la ricognizione per cui risulterebbero morosi circa 64 mila contribuenti.

Se il pagamento non dovesse avvenire entro il 31 dicembre 2011 Agenzia delle entrate e Guardia di finanza avrebbero tutto il 2012 per effettuare automatiche verifiche fiscali nei confronti degli inadempienti con riferimento a tutti gli anni oggetto della sanatoria. La scelta del legislatore è stata quella di prorogare di un anno i termini pendenti al 31 dicembre 2011 per l'accertamento sul fronte dell'Iva.

L'attuale situazione è scaturita dall'effetto di due sentenze. Nel 2008 dalla Corte di giustizia Ue, che ha dichiarato l'illegittimità del condono Iva perché ricade su un'imposta di fatto comunitaria, quindi sottratta al libero intervento da parte di uno stato membro. Poi lo scorso luglio la Corte costituzionale italiana ha di fatto dichiarato la legittimità della legge Visco-Bersani del 2006 che ha raddoppiato da 4 a 8 anni i termini per l'accertamento nel caso di illeciti fiscali che sfociano direttamente nel penale.

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