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Iter sprint per il project financing

di Andrea Mascolini 

Procedura unica e più snella per la scelta del promotore di interventi infrastrutturali in finanza di progetto, che dovrà essere sempre supportato da un istituto finanziario garante delle risorse; prevista la possibilità di scorrimento della graduatoria se il promotore non accetta le modifiche al progetto preliminare; l'offerta del promotore dovrà essere vincolata per un anno; possibile presentare proposte anche non previste nella lista del ministero delle infrastrutture. È quanto prevede uno degli emendamenti presentati ieri, nelle commissioni bilancio e finanze della camera, dai relatori del decreto-legge 201 del 6 dicembre 2011. La norma riscrive l'articolo 175 del Codice dei contratti pubblici che si occupa di fissare la disciplina del cosiddetto «promotore» di interventi da realizzare in project financing, limitatamente ai lavori relativi a infrastrutture strategiche (le opere della cosiddetta «Legge Obiettivo»). Rispetto al testo attuale della norma (che riproduce l'articolo 8 del decreto legislativo 180/2002, confluito, appunto nel Codice dei contratti pubblici) l'intervento dell'emendamento dei relatori introduce una serie di norme finalizzate a inserire anche per le opere di interesse strategico una disciplina ad hoc per l'affidamento delle concessioni su proposta del promotore e, soprattutto, più dettagliata rispetto a quella vigente, da molti ritenuta carente e non adatta rispetto alle esigenze di opere molto complesse e impegnative dal punto di vista finanziario come sono quelle infrastrutturali. In particolare, dopo avere stabilito che compete (come è oggi) al ministero delle infrastrutture la pubblicazione sul proprio sito della lista delle infrastrutture inserite nella programmazione triennale per le quali sarà possibile ricorrere alla finanza di progetto, la norma prescrive l'obbligo per i soggetti aggiudicatori (le stazioni appaltanti competenti) di inviare lo studio di fattibilità al ministero delle infrastrutture che, a sua volta, procede all'istruttoria e all'invio dello studio al Cipe. Se il Cipe dà il via libera (dopo avere consultato le regioni e le province autonome) deve anche indicare le risorse pubbliche disponibili per l'eventuale contributo pubblico e tali risorse devono essere mantenute disponibili per i progetti che verranno successivamente approvati sino alla loro realizzazione; un modo per dire che si deve trattare di risorse effettivamente disponibili e non solo «sulla carta», come spesso è accaduto in passato. Una volta approvati gli studi, il ministero aggiorna la lista e, entro 90 giorni, il soggetto aggiudicatore mette in gara lo studio di fattibilità consultando il mercato con una gara unica, monofasica. E anche qui la norma precisa con estremo dettaglio il contenuto del bando di gara; in particolare si prescrive che le offerte dovranno contenere un progetto preliminare più dettagliato di quello previsto usualmente (il già cospicuo allegato XXI del Codice dei contratti pubblici) e, se del caso, anche lo studio di impatto ambientale. Occorrerà inoltre produrre in sede di offerta elaborati cartografici tali da evidenziare le aree impegnate e, soprattutto, dovranno essere indicati i costi delle eventuali misure compensative dell'impatto territoriale e sociale (spesso oggetto di riserve tali da fare saltare i piani economico-finanziari), il piano economico-finanziario e l'indicazione del (o dei) istituto finanziario coinvolto nell'operazione. Una volta scelto il soggetto promotore esso potrà essere richiesto di apportare modifiche al progetto preliminare approvato dal Cipe; se tali modifiche non dovessero essere apportate, il soggetto aggiudicatore scorrerà la graduatoria per chiedere entro 30 giorni le modifiche. Se invece il promotore si adegua si aggiudica definitivamente la concessione. Nel bando di gara dovrà essere previsto anche che il promotore assicuri l'integrale copertura finanziaria dell'investimento. L'aggiudicazione della gara avviene con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa e si precisa che l'offerta sarà valutata anche con riguardo alla qualità del progetto, al valore economico e al contenuto della bozza di convenzione (onere sempre dell'offerente). L'offerta deve rimanere ferma e vincolata per un anno. Se si aggiudica la gara (e la concessione) un soggetto diverso dal promotore, quest'ultimo deve vedersi rimborsate dal soggetto che ha vinto la gara (il futuro concessionario) le spese sostenute per la presentazione delle offerte. La norma prevede poi anche la possibilità che imprese, società di ingegneria e altri soggetti possano presentare proposte (sotto forma di studio di fattibilità) per opere anche al di fuori della lista pubblicata dal ministero delle infrastrutture; sarà poi sempre il soggetto aggiudicatore a presentare lo studio di fattibilità al ministero che, dopo averlo istruito, lo proporrà al Cipe. Se avrà l'ok del Cipe lo studio sarà inserito nella lista, ma si precisa che il proponente, con tale inserimento non avrà alcun diritto a compensi. Avrà il vantaggio di avere studiato a fondo l'intervento e parteciperà alla successiva gara.

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