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Iter concorsuali, dal 2017 scatta l’allineamento

Dal prossimo 1° gennaio, l’assoggettamento del debitore a procedure concorsuali farà scattare, contestualmente, il recupero dell’Iva e la deducibilità della perdita. È questo l’effetto che si avrà quando le norme attualmente contenute nell’articolo 26 del Dpr 633/72 entreranno tutte in vigore. Le modifiche apportate a quest’ultimo articolo da parte della legge di stabilità per il 2016, non hanno, infatti, avuto una decorrenza univoca a causa di questioni di cassa.
La norma che è rimasta disallineata (e che ha visto slittare di 12 mesi la sua entrata in vigore, rispetto al 1° gennaio 2016) è quella riguardante la possibilità di emettere la nota di variazione in diminuzione per il recupero dell’Iva al momento dell’assoggettamento del debitore a procedure concorsuali.
Il comma 4 dell’articolo 26 stabilisce, infatti, in linea generale, che l’Iva addebitata al cliente può essere recuperata, anche se è passato più di un anno dal momento dell’effettuazione dell’operazione, qualora il mancato pagamento del debito – totale o parziale – sia causato dall’assoggettamento a procedure concorsuali del cessionario o committente. La norma, quindi, ricalca ora quanto già stabilito ai fini delle imposte sui redditi con riferimento alla deducibilità della perdita su crediti causata, appunto, dall’assoggettamento alle medesime procedure concorsuali del debitore. Anche in questo caso la deducibilità si ha a partire dal momento di assoggettamento a tali procedure del cessionario o committente.
L’allineamento delle due disposizioni, che permette il contestuale recupero dell’imposta e la deducibilità della perdita, si avrà, però, con riferimento ai debitori assoggettai a una procedura concorsuale successivamente al prossimo 31 dicembre – di fatto, dal 1° gennaio 2017 – come prevede il comma 127 dell’unico articolo della legge 208/2015.
Invece, per i clienti assoggettati a procedure concorsuali fino al 31 dicembre di quest’anno, rimane in vigore ai fini Iva la vecchia disposizione che prevede la possibilità di emettere nota di accredito con imposta solo a seguito della “infruttuosità” della procedura concorsuale, costringendo, quindi, il creditore ad attendere la chiusura della stessa.
L’eccezione dei mini-crediti
Un altro disallineamento, questa volta non destinato a essere riassorbito, riguarda i crediti di modesto importo. Dal punto di vista reddituale, il Tuir, all’articolo 101, ne stabilisce la deducibilità alle seguenti condizioni:
che siano di modesto importo, cioè di valore nominale residuo non superiore a 2.500 euro (5mila euro per i contribuenti con volume d’affari o ricavi non inferiori a 100 milioni);
che sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso;
che la deduzione avvenga nel periodo in cui la perdita o la svalutazione viene imputata in bilancio o nel periodo successivo, se in quest’ultimo periodo matura la decorrenza di sei mesi di “anzianità” sempre che, comunque, l’imputazione non avvenga in un periodo di imposta successivo a quello in cui, secondo la corretta applicazione dei principi contabili, si sarebbe dovuto procedere alla “cancellazione” del credito dal bilancio.
Questo tipo di credito, quindi, trova una veloce deducibilità ai fini delle imposte dirette, mentre ai fini Iva vi è da verificare ed eventualmente attendere la presenza di una delle condizioni disposte dalla norma, ossia principalmente: il sopravvenuto accordo tra le parti (con il limite di un anno), la dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili del contratto, l’assoggettamento del cliente a procedura concorsuale o, ancora, l’infruttuosità della procedura esecutiva individuale.

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