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Iter complicato per i seggi

Tutti si augurano che sia davvero l’ultima volta. Con queste elezioni politiche – le terze della sua travagliata vita, dopo quelle del 2006 e 2008 – il “Porcellum” si prepara ad andare in pensione. L’assegnazione dei seggi, in arrivo nelle prossime ore, sarà così l’ultimo atto di una legge contestatissima sin dalla nascita. Non sono mai piaciute, infatti, le liste bloccate, introdotte dalla legge Calderoli del 2005: in mancanza del voto di preferenza, l’elettore è costretto a barrare un simbolo, senza indicare il nome di alcun candidato. L’assegnazione dei seggi avviene, dunque, secondo l’ordine prestabilito dai partiti. E non è mai stato digerito il meccanismo dei premi di maggioranza regionali al Senato che, nel tempo, ha reso quasi ingovernabile Palazzo Madama.
Per ora, però, non si può fare altro che prendere atto di come funziona il tanto contestato sistema elettorale. Alla Camera dei deputati dodici parlamentari sono eletti nella circoscrizione estero; i restanti 618, invece, nelle circoscrizioni italiane. Il numero dei seggi da assegnare viene così determinato dividendo per 618 il totale dei cittadini residenti nelle 27 circoscrizioni italiane in base all’ultimo censimento.
Per arrivare all’assegnazione dei seggi, una volta completato il conteggio dei voti, bisogna applicare un sistema piuttosto complicato. Dalla conta, anzitutto, va esclusa la Valle d’Aosta, che elegge un solo rappresentante con metodo maggioritario uninominale. Per i restanti 617 seggi entra in gioco il premio di maggioranza. Se un partito o una coalizione supera il 55%, questo non viene assegnato, altrimenti viene conferito alla coalizione o alla lista con più voti, che si vede assegnare in automatico il 55% dei deputati (340). I seggi, per i vincitori, vengono divisi guardando alla distribuzione dei voti ottenuti: più voti in una zona significano più deputati eletti.
I restanti 277 scranni vanno assegnati alle altre liste o coalizioni, sempre guardando ai totali nazionali. A ciascuna lista e coalizione viene assegnato un pacchetto di seggi proporzionale ai voti. Il numero di posti viene determinato usando un calcolo complesso, definito per quozienti interi e più alti resti, così che si assegna a ciascuna lista un numero di scranni proporzionale ai voti validi ottenuti. Al conteggio, però, non accedono tutti, ma solo le coalizioni che ottengono almeno il 10%, le liste non collegate che conseguono il 4% e le liste all’interno di una coalizione che sfondano il muro del 2 per cento.
A questo punto, poi, entra in gioco una norma per salvare i partiti più piccoli. Ciascuna coalizione può recuperare la lista collegata sotto il 2% che abbia raccolto il maggior numero di voti. Una possibilità della quale, sulla carta, dovrebbero avvalersi Centro democratico per la coalizione di centro-sinistra e Fli per quella di centro. Per il centro-destra, invece, è battaglia a tre tra Fratelli d’Italia, La Destra e Grande Sud, tutti sul filo della soglia.
Il Senato, invece, funziona su base regionale. In questo caso all’estero vengono eletti sei rappresentanti e i restanti seggi (309) sono ripartiti con un calcolo simile a quello illustrato prima. In ciascuna regione viene assegnato un premio di maggioranza autonomo, pari al 55% dei seggi in palio in quella circoscrizione. Questa cifra viene automaticamente attribuita alla coalizione o alla lista che ottiene il maggior numero di voti. I restanti seggi sono divisi tra gli altri simboli in maniera proporzionale al numero di voti.
Fanno eccezione tre realtà. La Valle d’Aosta usa il metodo del collegio uninominale. In Trentino Alto Adige sei senatori sono eletti con sistema maggioritario in altrettanti collegi uninominali, mentre il settimo è eletto con il proporzionale. In Molise i due seggi sono assegnati con metodo proporzionale, ma senza premi. Al conteggio accedono solo le coalizioni che ottengono almeno il 20%, le singole liste che arrivano all’8% e le liste in coalizione che raggiungono il 3 per cento.
Per completare il quadro, a questo punto, manca solo l’assegnazione dei seggi relativi alla circoscrizione estero: i dodici posti da deputato e i sei da senatore sono attribuiti sulla base del metodo proporzionale.

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