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Italicum smontato solo a metà

Italicum smontato a metà dalla Corte costituzionale. Con una sentenza che dice sì al premio di maggioranza e sarà auto applicativa, consentendo di andare anche immediatamente alle urne per l’elezione della camera dei deputati. La pronuncia della Consulta, i cui contenuti sono stati diffusi ieri sera alla fine della camera di consiglio con un comunicato (la sentenza sarà depositata nelle prossime settimane) potrebbe togliere le castagne dal fuoco al parlamento e al governo, perché ciò che resta dell’Italicum è una legge elettorale tendenzialmente proporzionale che permette di andare alle urne direttamente, senza una nuova legge elettorale.

Premio di maggioranza. Si trattava di uno dei punti più delicati della questione di legittimità costituzionale sollevata davanti alla Consulta, perché la rilevanza del premio era uno degli aspetti che maggiormente rendevano l’Italicum (le legge 52/2015) simile al Porcellum. Secondo l’Italicum, la lista che ottenga almeno il 40% dei voti viene premiata con una maggioranza alla camera di 340 deputati, pari al 54% del totale. La Consulta non ha ritenuto il premio di maggioranza incostituzionale, rigettando la questione di costituzionalità sollevata dal tribunale di Genova.

Ballottaggio. Al contrario, la sentenza della Consulta ha accolto le questioni, sollevate dai tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando incostituzionali le norme della legge 52/2015 che lo prevedono.

Capilista. Uno degli altri punti caldi dell’Italicum era la possibilità concessa ai capilista di presentarsi in più collegi (fino a dieci) e, poi, scegliere a propria discrezione quello di elezione, lasciando così spazio agli altri candidati inseriti nelle liste sulla base delle decisioni delle segreterie dei partiti. Non si elimina, dunque, la possibilità delle pluricandidature dei capilista, ma la scelta discrezionale. La Consulta spiega che sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’articolo 85 del dpr 361/1957.

Autoapplicazione. Il comunicato stampa precisa che «all’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione». In sostanza, quindi, la Corte costituzionale considera il proprio intervento sull’Italicum autoapplicativo, capace, cioè di intervenire sulla legge 52/2015 in modo da non demolirla del tutto, così da consentire di andare al voto anche senza l’approvazione di una nuova legge elettorale da parte del parlamento. Infatti, le norme rimaste in piedi della legge 52/2015 costituiscono un insieme di regole compiuto.

Come si voterà. Alla luce della sentenza, c’è, allora, da capire quale sarà il sistema di voto per la camera dei deputati conseguente all’operazione chirurgica sull’Italicum. Viene fuori sostanzialmente un sistema elettorale tendenzialmente proporzionale. Infatti, l’eliminazione del ballottaggio tra le due liste che ottengano il maggior numero di voti cancella l’impronta estremamente maggioritaria dell’Italicum e il suo esito più significativo: quello di indicare la maggioranza di governo già alla chiusura delle operazioni elettorali. Se nessuna lista dovesse ottenere il 40% dei voti, infatti, si suddivideranno tutti i seggi col metodo proporzionale, che si sarebbe adottato per ripartirli tra i soli partiti che avessero superato la soglia di sbarramento del 3%, senza partecipare o vincere il ballottaggio. La sopravvivenza del premio di maggioranza, però, lascia ancora potenzialmente all’Italicum una veste di legge maggioritaria, sia pure in via eventuale. Infatti, qualora una delle liste dovesse conseguire il 40% dei voti, potrà ancora contare sulla maggioranza a Montecitorio del 54% (340 seggi). Occorre capire, tuttavia, se questa sorta di «Consultellum-bis» per la cCamera sia considerabile del tutto coerente con il sistema elettorale utilizzabile per il senato, a seguito della sentenza 1/2014, che a suo tempo bocciò il Porcellum (legge 270/2005). Il Consultellum per il senato è un sistema elettorale di impronta sostanzialmente proporzionale. L’eventualità che una lista possa ottenere alla camera il premio di maggioranza rende anche solo potenzialmente squilibrati i sistemi elettorali e, dunque, le maggioranze tra camera e senato.

Luigi Oliveri

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