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Italicum, è già lite sul verdetto della Consulta

Oggi la Corte costituzionale decide sulla legge elettorale approvata nel 2015 dalla maggioranza guidata da Matteo Renzi. I giudici costituzionali decideranno se e quali parti dell’Italicum sono in contrasto con la Costituzione o con la propria giurisprudenza: potranno «cassare» pezzi di legge (i dubbi riguardano soprattutto ballottaggio e premio di maggioranza) ma potranno anche indicare, come accadde nel giudizio sul Porcellum, delle correzioni, che diverrebbero vigenti in modo automatico ma non risolverebbero il problema dell’armonizzazione con il Senato, rimandando almeno in parte il problema al Parlamento.

Potranno anche fare le due cose insieme, obbligando i partiti a cercare in ogni caso un’intesa su una nuova legge elettorale (l’Italicum si occupa solo della Camera e non del Senato, che però non è stato più abolito, visto l’esito del referendum del 4 dicembre). E smentendo la tesi, in primo del partito di Beppe Grillo, che dopo la sentenza della Corte, in quanto auto-applicativa, si può andare a votare in modo spedito.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, sebbene giudichi la data di oggi «decisiva, una svolta», invita infatti ad attendere le «motivazioni» della sentenza per «poter cercare di creare leggi sempre più omogenee, così come ha richiesto il presidente della Repubblica Mattarella». Grillini e Lega invece spingono per la fine immediata della legislatura, per un voto prima possibile.

Per Beppe Grillo, infatti, «la Consulta si esprimerà e avremo una nuova legge elettorale pronta per l’uso. Una legge finalmente costituzionale perché passata attraverso il filtro di legalità della Consulta: il Legalicum . Pd, Forza Italia e compagnia vogliono rinviare il voto, giungere a fine legislatura» per assicurarsi «la pensione» e fare una legge elettorale «per impedirci di andare al governo». Più o meno nella stessa cornice Matteo Salvini, il leader della Lega: «Qualunque essa sia, serve una decisione che non perda altro tempo. Sarebbe inaccettabile una sentenza all’italiana, che decide ma non decide. La Corte deve dare agli elettori una legge con cui si possa votare già a maggio». La pensano in modo diverso Forza Italia, il Pd (nonostante sia diviso sulla data del voto, quest’anno o il prossimo), le principali cariche dello Stato, compreso il presidente della Repubblica, che nella sentenza della Consulta, nel discorso di fine anno, ha individuato l’inizio di un percorso.

C’è anche un’altra possibilità, che la Consulta annulli totalmente l’Italicum, che si è occupato di una sola Camera quando la Costituzione ne prevede due, dunque per «irragionevolezza della legge». È la tesi di Felice Besostri, coordinatore dei ricorsi.

Se la sentenza non riuscirà a essere del tutto autoapplicativa un minuto dopo si riaprirà il dibattito sul modello da scegliere. «Bisogna avere un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la prima forza politica, proprio per evitare larghe intese», è la tesi del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Marco Galluzzo

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