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Italiani poco informati sulle polizze La pagella in media è da cinque

Gli italiani non superano l’esame di conoscenze assicurative. È quanto è emerso dalla prima indagine di questo tipo a livello Ocse, commissionata dall’Ivass all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e a Doxa.

Su 2.053 interviste condotte, l’Indice generale di assicurazione in Italia è di 54 su 100 e non si raggiunge dunque il punteggio minimo di 60. Sono state indagate cinque aree (conoscenza assicurativa, fiducia verso compagnie e intermediari, avversione al rischio, logica assicurativa ed efficacia della comunicazione).

L’area più critica è proprio la conoscenza assicurativa che ha ottenuto il punteggio più basso: 30 su 100. In particolare risultano deficitarie sia le nozioni di base sia quelle sui prodotti assicurativi (20 su 100). Ad influenzare il grado di conoscenza degli italiani su termini come franchigia, premio e massimale è soprattutto il livello di scolarizzazione con punteggi migliori per gli uomini e per i residenti al nord.

«Il mercato delle assicurazioni in Italia è meno ampio che altrove – ha commentato durante la presentazione dell’indagine Luigi Federico Signorini, presidente dell’Ivass -. Dalla diffusione di consumatori, da un lato attenti ai propri rischi e dall’altro consapevoli del modo più efficace di gestirli, può arrivare una maggiore e più consapevole domanda di strumenti di protezione».

Oltre il 70% degli intervistati appare conscio delle lacune esistenti ritenendo che la cultura assicurativa non sia adeguata. Secondo i partecipanti, il gap conoscitivo andrebbe colmato innanzitutto dalle istituzioni pubbliche (Ivass, Consob, Banca d’Italia, Ministero dello Sviluppo Economico) e, in seconda battuta, delle compagnie assicurative, banche e intermediari assicurativi. Non viene menzionata la scuola che invece riveste un ruolo fondamentale secondo Anna Maria Lusardi, direttore del Comitato Edufin, che ha come mission accrescere l’educazione finanziaria, ma anche quella previdenziale e assicurativa. «Dobbiamo intervenire tempestivamente e seguire l’esempio del Portogallo dove l’educazione finanziaria è un insegnamento obbligatorio nelle ore di educazione civica».

Il comitato Edufin lavora, tra l’altro, ad una «campagna informativa che farà leva su tutti i media, social compresi, in modo da raggiungere tutti i target di popolazione e fare in modo che il 2021 sia l’anno di svolta», spiega Lusardi.

Invita ad essere indulgenti con i voti e a guardare alla profondità dell’analisi nel suo complesso, Dario Focarelli, direttore generale di Ania che spiega come il «linguaggio assicurativo sia complicato anche per la complicazione di leggi e regolamenti».

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