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Italiani meno ricchi, ma anche meno indebitati

«Lo sviluppo degli asset finanziari ha raggiunto un punto critico. Gli anni buoni sono ormai un ricordo: le attività finanziarie globali sono cresciute del 4,9% nel 2015, appena un soffio al di sopra del tasso di crescita dell’attività economica. Nei tre anni precedenti, gli asset finanziari erano cresciuti a due volte quel ritmo, con un tasso medio del 9%». Così, Michael Heise, capo economista del gruppo Allianz, ha commentato i risultati dell’«Allianz global wealth report», il rapporto globale sulla ricchezza finanziaria dei privati, che mette sotto la lente asset e indebitamento delle famiglie, escluse le proprietà immobiliari, in più di 50 paesi del mondo. Heise ha sottolineato quanto «una politica monetaria estrema stia perdendo impatto persino sui prezzi degli asset. Di conseguenza, non esiste più un fattore importante di crescita. Nel contempo, i tassi di interesse continuano a scivolare inesorabilmente in territorio negativo. Per i risparmiatori, le prospettive non sono rosee». Secondo quanto emerge dal report, «così come gli asset finanziari e l’indebitamento sono andati crescendo di pari passo nel 2015, anche gli asset finanziari netti (la differenza fra gli asset finanziari e l’indebitamento) si sono espansi quasi con lo stesso ritmo: sono cresciuti del 5,1% rispetto all’anno prima, nettamente al di sotto dello sviluppo nei tre anni precedenti, quando i tassi di crescita erano a due cifre». «In Italia, gli asset finanziari lordi sono cresciuti del 2,2% e quelli netti del 2,8% l’anno scorso, entrambi più lentamente rispetto alla media europea. D’altra parte, l’indebitamento dei privati ha smesso almeno di calare nel 2015 (ma non è neanche cresciuto). Con 15.360 euro, l’indebitamento pro capite dell’Italia è marcatamente inferiore a quello della Francia, della Spagna o persino del Portogallo». «La classe media italiana si sta restringendo come nei principali paesi industrializzati», ha dichiarato Klaus-Peter Roehler, amministratore delegato di Allianz Italia, «ma la sua quota di asset finanziari resta ancora una delle più alte al mondo. La ricerca indica che gli italiani in questi anni di difficoltà economiche hanno risparmiato meno, ma in modo intelligente, riuscendo a compensare il reddito delle famiglie grazie agli alti rendimenti avuti in Italia, pari al 4,3%, e alla tradizionale attitudine delle famiglie a investire circa la metà dei propri risparmi nei mercati di capitali. Sarebbe auspicabile riuscire a veder aumentare nei prossimi anni la quota di reddito destinata alle coperture assicurative per colmare il gap di sottoassicurazione che contraddistingue l’Italia rispetto agli altri paesi europei». Nonostante il restringimento della classe media «la quota di asset finanziari della classe media italiana è ancora una delle più alte di tutto il mondo e con più del 50%, è assai lontana dalla situazione degli Stati Uniti (con circa il 22%)». In circa la metà dei paesi oggetto dell’analisi «la quota di ricchezza attribuibile alla classe media è aumentata e la ricchezza è sempre meno concentrata in cima, vale a dire la distribuzione del benessere è più equa. Soprattutto nei mercati emergenti della Turchia, Thailandia o Brasile, In definitiva, «la questione della distribuzione della ricchezza è più complessa di quanto titoli accattivanti che si riferiscono a una crescente disuguaglianza vorrebbero suggerire», ha affermato Heise. «I policymaker dovrebbero differenziare il modo con cui affrontano questi problemi di distribuzione. Ciò non significa che non vi sia una forte esigenza di intervenire in alcuni paesi, in particolare i paesi sviluppati tradizionali. E la fine di una politica di tassi d’interesse negativi sarebbe sicuramente un buon inizio».

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