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Italia verso il sì alla Tobin Tax

I ministri finanziari dell’Unione discuteranno oggi della possibilità di una cooperazione rafforzata in vista dell’adozione di una nuova tassa sulle transazioni finanziarie. Ieri sera qui in Lussemburgo si sono svolte trattative dell’ultima ora prima della riunione di stamani. Gli ultimi segnali indicano che l’Italia avrebbe deciso dopo molti tentennamenti di dare il suo benestare. La partecipazione italiana a questa controversa decisione sarebbe cruciale per la difficoltà a trovare finora i nove paesi necessari per avviare una cooperazione rafforzata.
Parlando ieri pomeriggio alla stampa, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli aveva spiegato che la posizione italiana su una Tassa Tobin sarebbe stata ufficializzata oggi dopo «un ultimo confronto con il presidente del Consiglio» Mario Monti. Una decisione sarebbe stata presa ieri sera mentre era in corso un Eurogruppo in Lussemburgo. Nelle ultime settimane, il governo italiano ha tentennato non poco, sia perché molto dubbioso sulla bontà di una imposta di questo genere applicata a pochi paesi dell’Unione, sia per motivi tattici.
Secondo calcoli ufficiosi, i paesi pronti a dare il loro benestare sono nove. Oltre alla Francia e alla Germania, capofila dell’iniziativa, farebbero parte del gruppo di paesi anche la Grecia, l’Estonia, la Slovenia, il Portogallo, l’Austria, il Belgio, a questo punto anche l’Italia, e forse la Spagna. Interpellato ieri notte, il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha affermato di avere avuto con Grilli «una conversazione simpatica». E ha aggiunto: «Spero che già domani (oggi per chi legge, ndr) avremo il benestare di nove paesi. Spetta agli interessati confermare le loro intenzioni».
In Italia molti temono che l’imposta possa provocare distorsioni al mercato unico e aumenti in un modo o nell’altro dei rendimenti obbligazionari. Per alcune settimane l’Italia ha voluto tenere la Germania in sospeso, magari per tentare di strappare un atteggiamento tedesco più morbido sulla nascita in tempi brevi di una unione bancaria. Nel contempo, Roma ha valutato in questa circostanza il rischio di isolarsi dalla Francia e dalla Germania. Nelle ultime ore, Berlino si è avvicinata anche a Varsavia pur di raggiungere il numero minimo.
Ieri sera intanto i ministri finanziari della zona euro hanno discusso della difficile situazione spagnola. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, si è detto “soddisfatto” degli «sforzi di risanamento dei conti pubblici» in questo paese. Ha poi voluto precisare: «Non spetta né a me né all’Eurogruppo premere sulla Spagna perché chieda l’aiuto europeo». La decisione «dipende dal governo spagnolo». Da giorni ormai l’establishment europeo sta raffreddando le attese per una richiesta di sostegno a breve da parte del governo Rajoy.
«La Spagna non ha bisogno di aiuti. La Spagna sta facendo tutto il necessario sia in termini di riforme strutturali che di misure di bilancio», ha affermato ieri in Lussemburgo il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ribadendo per altro una posizione nota. Secondo il ministro delle Finanze cipriota Vassos Shiarly intervistato da Le Figaro, si potrebbe giungere a un pacchetto comune Grecia-Spagna-Cipro in novembre, in modo da consentire al governo Merkel di chiedere al Bundestag un benestare unico per i tre paesi.
Peraltro, non è per nulla chiaro se l’Europa sia pronta ad affrontare a breve un salvataggio spagnolo, anche solo parziale. Nato ieri, l’Esm deve ancora essere testato. Alcuni aspetti operativi sono ancora oggetto di negoziati. Qualsiasi intervento è condizionato a un memorandum d’intesa con gli altri paesi della zona euro, da approvare a livello nazionale. La stessa banca centrale europea, che è pronta nel caso di richiesta ad acquistare titoli sul mercato, chiede condizioni specifiche e dovrà avere l’accordo del proprio Consiglio direttivo.

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