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Italia troppo chiusa Vince sempre la Gran Bretagna

Fanalino di coda dell’Europa, dopo la Grecia. Dice così dell’Italia l’Indice delle Liberalizzazioni 2013 dell’Istituto Bruno Leoni (Ibl), che verrà presentato il 5 dicembre a Roma, nella sede dell’Antitrust, e che pubblichiamo in anteprima. Mentre si torna a parlare di privatizzazioni, si scopre che siamo il Paese meno liberalizzato d’Europa, secondo la ricerca dell’istituto guidato da Alberto Mingardi e presieduto da Franco Debenedetti: soprattutto su poste, carburanti, tivù.
Chi si salva
Si salvano per apertura del mercato il settore del gas, ormai liberalizzato quasi completamente, e quello degli aerei, anche per l’apertura della rotta Fiumicino-Linate, dopo la fine della moratoria su Alitalia imposta all’Antitrust dal governo Berlusconi nel 2008. «I problemi odierni di Alitalia, paradossalmente, significano che il mercato ha funzionato», commenta Carlo Stagnaro, direttore ricerche Ibl. Migliorano poi anche i treni (non dei pendolari, però), per effetto dell’apertura nell’alta velocità.
Quest’anno Ibl ha cambiato metodo per confrontare su basi omogenee l’apertura al mercato dell’Italia con altri 14 Paesi Ue (prima ogni settore era valutato rispetto a un singolo Paese di riferimento, scelto con criteri qualitativi). Sono state ponderate le barriere d’ingresso, d’uscita e d’esercizio delle attività imprenditoriali in alcuni settori dell’economia, e poi l’apparato regolatorio, il numero dei concorrenti. Il risultato è impietoso: il voto all’Italia è 28, in una scala da zero a 100: ultimo posto. Vince (ma va da sè, ed è una conferma per i thatcheriani dell’Ibl) la Gran Bretagna con indice di liberalizzazione 86, seguita da Lussemburgo (70), Paesi Bassi (65) e Spagna (58). Tra i vicini di casa, la Francia merita 52 (nono posto) e la Germania 51 (decima).
Su nove settori analizzati — carburanti, gas, lavoro, elettricità, poste, telecomunicazioni, televisioni, aerei e treni — l’Italia ottiene la sufficienza soltanto in uno, il gas (79), dove però quasi tutti i Paesi (11 su 14, tolta la Finlandia il cui dato non è disponibile) sono sopra il punteggio di 60.
Il peggior risultato è invece nella televisione, dove all’Italia del duopolio Rai-Mediaset è assegnato voto zero (come nessun altro nell’indagine). Seguono i servizi postali, dove malgrado la formale liberalizzazione il nostro Paese ottiene un 2 ed è secondo per grado di chiusura soltanto al Lussemburgo (zero). Il punteggio massimo (100) spetta all’Olanda della Tnt, che è rivale di Poste e in Italia denuncia freni alla concorrenza.
Le tasse sulla benzina
Il terzo settore dove il mercato risulta significativamente più chiuso rispetto al resto dell’Europa è quello dei carburanti (voto 8 su 100): la concorrenza tra distributori stenta a decollare anche per via del peso delle accise sul prezzo della benzina: «Circa il 60% — commenta Stagnaro —. E ci sono ancora troppi impianti piccoli e obsoleti, anche per il freno di molte regioni sui distributori nei centri commerciali». Sull’apertura del mercato del lavoro (tema, però, politicamente controverso, includendo la mobilità in uscita) il voto assegnato dal Bruno Leoni all’Italia è 11; sulle telecomunicazioni è 26 (mentre l’ipotesi dello scorporo della rete di Telecom si allontana); sull’elettricità è un risicato 30: la concorrenza per le bollette della luce è ancora sulla carta.
I treni, invece, con la nuova metodologia che confronta l’Italia con l’estero, ottengono un punteggio meno negativo del passato, 36: merito dell’alta velocità, dove Italo rivaleggia con il Frecciarossa di Fs. Il mercato ferroviario in Italia risulta più aperto che nella Francia (17) di Sncf, le ferrovie francesi socie al 20% di Ntv (l’azienda di Italo); ma anche di quello della Spagna (14), del Belgio (19), del Portogallo (7). La Germania di Deutsche Bahn e delle gare regionali però ci batte ancora (45).
Ma è sugli aerei la sorpresa. Qui l’indice di liberalizzazione dell’Italia è 59, una sostanziale sufficienza. È il quarto posto in Europa dopo la Gran Bretagna (100), l’Irlanda di Ryanair (96) e la Spagna (71) dell’Iberia in difficoltà. Soprattutto, però, l’Italia supera la Francia dell’Air France, che merita uno zero e incassa il primato negativo di peggior Paese d’Europa per apertura del mercato aereo. «L’Italia ha fatto passi avanti verso la concorrenza in alcuni ambiti, in altri no — commenta Mingardi, direttore generale di Ibl —. I risultati del mercato del lavoro, delle poste e dei carburanti si commentano da soli. La stagione delle privatizzazioni è finita con il 2000. Ma il Paese è più moderno rispetto a dieci anni fa, abbiamo le potenzialità per somigliare più all’Inghilterra che alla Grecia. È il momento di ricominciare a correre».

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