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Italia-Svizzera, prove di svolta

Nel giorno in cui Italia e Svizzera riaprono il tavolo tecnico sulle questioni fiscali, e alla vigilia di un importante decisione del governo elvetico – che oggi dovrebbe annunciare un progetto di legge per la punibilità del riciclaggio fiscale – l’area di scambio automatico di informazioni “fiscalmente sensibili” si allarga a macchia d’olio.
Vince la linea del G5
È di ieri l’annuncio che Liechtenstein, Lussemburgo, Colombia, Grecia, Islanda e Malta aderiranno all’iniziativa pilota sullo scambio automatico di informazioni lanciata dal G5 europeo, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. Insieme al Liechtenstein (si veda Il Sole 24 Ore del 15 novembre) cade così anche la roccaforte del Lussemburgo – seconda piazza europea di gestione di “risparmio estero” dopo Londra – che accetta lo standard Ocse per stanare il nero internazionale. Una nota del governo spiega che la firma è in linea con la recente decisione di rinunciare al segreto bancario a partire dal primo gennaio 2015.
Cede anche il Lussemburgo
Per il Lussemburgo «la creazione e l’applicazione delle stesse condizioni per tutti i centri finanziari internazionali sono essenziali per una lotta efficace contro l’evasione fiscale». Lussemburgo e Austria, pur avendo rinunciato al segreto bancario, tengono ancora ferma la revisione della direttiva risparmi: vogliono che la Commissione Ue prima negozi nuovi accordi con i paradisi fiscali perché temono che gli investitori fuggano dalla trasparenza europea.
Sempre in materia di Ocse una nota del Tesoro italiano fa sapere che il 22 novembre a Giacarta il Global Forum sulla trasparenza fiscale «ha attribuito all’Italia la presidenza del nuovo gruppo internazionale per il monitoraggio dello scambio automatico di informazioni a fini fiscali», un ruolo di prima linea nella lotta globale al “nero”.
Il tavolo italo-svizzero
In questo contesto internazionale, ma su un piano forse già superato dagli eventi, è ripreso a Roma il tavolo tecnico italo-svizzero che da un paio d’anni sta lavorando su un’intesa “Rubik-orientata”. Il consigliere economico del ministro delle Finanze, Vieri Ceriani, ha incontrato il segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jacques de Watteville per presentare quanto prima ai governi «proposte di soluzione». Tavolo tecnico che, oltre alla tassazione dei conti italiani in Svizzera, riguarda la revisione della Convenzione sulla doppia imposizione, la black list commerciale della Confederazione e l’accordo sui lavoratori frontalieri, oltre a questioni fiscali sull’enclave di Campione d’Italia. Il segretario di Stato Jacques de Watteville al termine ha anche incontrato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni.
Il tavolo tecnico, a quanto risulta, sta ancora lavorando sull’ipotesi Rubik, che prevede l’anonimato dei titolari dei conti italiani e un’imposta trattata direttamente dalla Confederazione. Ma la linea del G5 ormai pare aver preso del tutto il sopravvento.
L’arresto del manager
Intanto Raoul Weil, l’ex manager Ubs accusato di una frode da 20 miliardi di dollari, ha accettato di essere estradato negli Stati Uniti. Weil era stato arrestato a ottobre in un hotel di Bologna, dopo cinque anni di latitanza.
Il mandato d’arresto delle autorità Usa era scattato nel 2009. Il manager, cittadino svizzero, è accusato dal dipartimento di giustizia americano di aver “istruito” 17mila clienti statunitensi a evadere le tasse della madrepatria. In totale, la somma nascosta al fisco tra 2002 e 2008 grazie all’agevolazioni garantite dallo stesso Weil ammonterebbe a 20 miliardi di dollari, cioè più di 200 milioni di tasse locali evase.
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