Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Italia-Svizzera, firma al futuro

Nessuna retroattività per gli accertamenti fiscali per gli anni antecedenti il 2015, nel quadro dell’accordo per lo scambio di informazioni (su richiesta) fra Italia e Svizzera, che verrà firmato dai governi di Roma e Berna «a metà febbraio», ma la cui ratifica si prevede arriverà entro il 2017.

E se l’intesa è orientata a dare il giusto sprint alla regolarizzazione volontaria dei capitali («voluntary disclosure»), molti dei quali allocati proprio nella confederazione a noi confinante, perché scatterà contestualmente una riduzione delle sanzioni per chi sceglie di aderire alla procedura, è ancora in fase di negoziato il regime fiscale dei frontalieri, residenti nella Penisola che lavorano nel paese elvetico, tuttavia l’idea è quella di raggiungere («nel lungo periodo») un livello di tassazione «grosso modo uguale» fra le due nazioni. Vieri Ceriani, consigliere per il fisco del ministero dell’economia, incontra la stampa, nella sede di via XX Settembre, per annunciare, «dopo tre anni di negoziato» l’imminente sottoscrizione, il prossimo mese, dell’intesa che modificherà l’attuale trattato sulla doppia imposizione, rivedendo l’articolo sullo scambio di informazioni per adeguarlo all’ultimo standard Ocse.

ENTRATA IN VIGORE

All’indomani della firma del titolare del Mef Pier Carlo Padoan e dell’omologo svizzero, il percorso, poi, proseguirà per circa due anni, visto che saranno i parlamenti nazionali a doverlo ratificare laddove, spiega il rappresentante del dicastero, «i tempi svizzeri, a volte, si rivelano più lunghi di quelli italiani». Pertanto, quando il contenuto dell’accordo diventerà operativo, nel 2017, lo sarà pure la condivisione di dati automatica, tuttavia il procedimento su richiesta, prosegue, è più valido, presenta meno limiti, perché «consentirà all’Agenzia delle Entrate di chiedere informazioni non soltanto per i redditi di natura finanziaria». E, inoltre, nel mirino dell’Amministrazione finanziaria potrà finire anche un singolo contribuente.

ESCLUSA LA RETROATTIVITÀ

A partire da quando verrà siglato il documento, il fisco italiano potrà iniziare a visionare i conti nello stato confinante dei contribuenti italiani. Una precisazione è, però, d’obbligo: non vi sarà in ogni caso retroattività per gli accertamenti relativi agli anni antecedenti il 2015, mentre l’Agenzia delle Entrate avrà facoltà di chiedere le informazioni sui nostri connazionali alle autorità elvetiche molti mesi prima rispetto alla convalida degli accordi nei due stati (si veda ItaliaOggi del 14/1/2015).

EFFETTI SULLA DISCLOSURE

Ratificata la modifica al trattato bilaterale, si realizzerà la «pre-condizione per un abbassamento delle sanzioni», giacché la legge sul rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero stabilisce che siano considerati «white list» ai fini dell’auto denuncia quei paesi che sottoscrivano con l’Italia accordi bilaterali sullo scambio di informazioni entro il 2 marzo. L’adesione volontaria, dunque, che sarà possibile fino a settembre 2015 costituisce, tiene a sottolineare Ceriani, «l’ultima occasione per mettersi in regola» con il fisco senza incorrere in sanzioni penali per reati fiscali. E, dinanzi ai giornalisti, il rappresentante del Mef coglie l’opportunità per ribadire che la «voluntary disclosure» non è un condono, né uno scudo, visto che «le imposte vanno pagate per intero e non c’è l’anonimato».

FRONTALIERI

Novità all’orizzonte per chi risiede nella penisola, ma lavora in territorio svizzero: sul destino fiscale degli oltre 60 mila frontalieri, infatti, i governi firmeranno «in estate» un’intesa (anch’essa, poi, soggetta a ratifica parlamentare), al fine di uniformare il livello di tassazione complessivo. Ad oggi, si sottolinea, «gli stipendi di questi lavoratori sono tassati soltanto in Svizzera, e sconosciuti al fisco italiano», mentre è giusto ripartire il gettito, visto che già i costi sociali sono ripartiti, «sopportati, cioè, da entrambe le comunità». Com’è noto, «adesso la Svizzera di tasse ne trattiene circa il 60% e versa il restante all’Italia (i cosiddetti ristorni)». Roma punta, invece, a «prendere quel 40%, tassarlo con degli aggiustamenti nel lungo periodo», facendo sì che «i ristorni vadano da Roma ai comuni interessati». E, dal 2017, nel nostro paese i frontalieri dovrebbero servirsi di una dichiarazione dei redditi pre-compilata.

BLACK LIST

La «road map» tracciata riguarda anche l’iter attraverso il quale la Svizzera potrà uscire da alcune liste nere. E «non è escluso che ciò possa avvenire all’interno della delega fiscale, per quel che concerne i profili legislativi per i quali» la nazione si trova in taluni elenchi.

BANCHE SVIZZERE

Sull’accesso al mercato degli istituti di credito, via XX Settembre fa sapere che vi sono «soltanto indicazioni di merito, manterremo aperto con Berna il dialogo sui servizi finanziari, alla luce di quelle che potranno essere le evoluzioni della normativa», tenendo ben presente che in presenza di un’apposita legislazione comunitaria «gli spazi di autonomia dei singoli stati membri Ue restano limitati».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa