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Italia-Svizzera, accordo pronto

Doppia spinta ad accelerare l’accordo fiscale con la Svizzera. Da un lato, la legge sulla voluntary disclosure che stabilisce sanzioni ridotti per i Paesi che sigleranno accordi di scambi di informazioni. Dall’altro lato, la norma introdotta nell’ultimo decreto Milleproroghe (Dl 192/2014) che punta ad attingere 671 milioni già da quest’anno dalle entrate derivanti dal rientro dei capitali per evitare l’aumento degli acconti d’imposta del prossimo autunno e il rincaro delle accise sulla benzina a partire dal 2016 (si veda Il Sole 24 Ore del 2 gennaio scorso).
È in questo scenario che va letta la notizia circolata ieri di un’intesa sempre più vicina tra l’Italia e la Svizzera. Intesa – è bene precisarlo – già più volte data come prossima al traguardo. Questa, però, potrebbe essere l’occasione giusta per mettere le firme del Governo italiano ed elvetico sull’accordo di scambio di informazioni dopo più di due anni di negoziati.
L’intesa potrebbe essere definita già intorno al 15 gennaio, mentre la firma ufficiale dovrebbe invece arrivare all’inizio di febbraio, in anticipo rispetto alla scadenza imposta dalla legge sulla voluntary disclosure (186/2014), che dà tempo fino al 2 marzo ai Paesi black list per stipulare accordi con l’Italia e uscire dalla lista degli Stati a fiscalità privilegiata.
L’uscita dalla black list permette ai contribuenti che detengono capitali in questi Stati di pagare sanzioni più basse per la regolarizzazione fiscale. In particolare, per quanto riguarda la mancata compilazione del quadro RW, la sanzione minima è del 3% per tutti gli anni accertabili (dal 2004 al 2013) e non del 5% fino al 2007 e 6% dal 2008. Sui redditi, inoltre, non si applica il raddoppio della sanzione minima dal 2008, che resta del 100% (120% in caso di dichiarazione omessa), aumentata di un terzo per i redditi prodotti all’estero.
I prossimi giorni saranno fondamentali per mettere a punto gli ultimi dettagli dell’accordo, la cui sigla è stata annunciata anche su Twitter dal presidente della commissione di politica estera del Consiglio nazionale svizzero, Carlo Sommaruga («Italie-Ch: C’est fait!»).
L’accordo con la Svizzera dovrebbe riguardare anche i frontalieri, che in futuro potrebbero a trovarsi a pagare più imposte a causa dello splitting fiscale che prevede la tassazione divisa in due, una parte in Italia e l’altra nella Confederazione elvetica.
L’intesa con la Svizzera è un tassello fondamentale nel puzzle della voluntary disclosure visto che, secondo le stime, si tratta del Paese in cui risulta occultato l’85% del nero internazionale italiano, pari ad almeno 200 miliardi.
Dopo l’accordo tra Italia e Svizzera si attende il provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate che dovrà dettare le istruzioni per l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria (compresa quella domestica). L’entrata in vigore avvenuta lo scorso 1° gennaio della legge 186/2014 fa sì che il termine per l’emanazione sia fissato al 31 gennaio. In realtà, in questi giorni si sta lavorando per accelerare i tempi. L’obiettivo (non ritenuto dagli operatori così irrealistico) è quello di arrivare entro fine mese già con le regole operative e chiarimenti interpretativi contenuti in una circolare, in modo da fornire un quadro il più chiaro possibile a chi intende aderire alla procedura. Su questo fronte, restano da sciogliere alcuni nodi. Sotto il versante procedurale, si attende di capire come si coniugherà l’eventuale invio del modello in via telematica (di cui sono state già pubblicate sul sito dell’Agenzia le bozze) con la presentazione della documentazione necessaria a ricostruire tutta la situazione del contribuente. Una delle proposte ipotizzate è stata quella di ricalcare lo schema dell’accertamento con adesione, con una sorta di trasmissione del modello che fa da «prenotazione» per gli incontri successivi con i funzionari preposti. Sotto il versante più «sostanziale», tra le varie incognite da risolvere c’è quella delle cause ostative a effettuare la voluntary disclosure. Non sono in pochi ad attendere risposte soprattutto sulle fishing expedition, ossia sulle liste di contribuenti italiani acquisite da istituti di credito o intermediari esteri. Le logiche del recupero di gettito dovrebbero portare a consentire la voluntary anche in questi casi ma molto dipenderà anche dal clima e dalle decisioni, che dovranno fare i conti anche con le polemiche degli ultimi giorni sulla lotta all’evasione.

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