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Italia-Svizzera, accordo lento

Tempi lunghi per la ratifica dell’accordo fiscale con la Svizzera sullo scambio di informazioni a richiesta. Mentre in Italia il ddl di recepimento deve ancora iniziare il proprio iter legislativo, nella Confederazione elvetica si va verso il referendum. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, per il completamento della procedura bisognerà attendere almeno il 2017. Solo a quel punto le istanze di collaborazione potranno iniziare varcare le Alpi, per «fotografare» situazioni finanziarie realizzatesi a partire dalla data della firma, cioè il 23 febbraio 2015. Nulla cambia per chi aderisce alla voluntary disclosure e intende mantenere in prima persona i capitali regolarizzati in Svizzera: in questo caso, attraverso il rilascio del «waiver» alla banca estera, l’Agenzia delle entrate potrà immediatamente richiedere informazioni sulle somme oggetto della collaborazione volontaria. La finestra temporale delle istanze partirà dal 1° gennaio del primo anno non coperto dalla disclosure (quindi di norma il 2014), per concludersi al momento in cui o il protocollo bilaterale sullo scambio di informazioni a richiesta o lo standard globale dell’Ocse sullo scambio automatico entreranno in vigore (cioè nel biennio 2017/2018).

La ratifica. Il protocollo di modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni del 1976 prevede che Italia e Svizzera potranno scambiarsi le informazioni «verosimilmente rilevanti» ai fini fiscali. Saranno consentite anche richieste per gruppi omogenei di contribuenti, mentre restano vietate le cosiddette «fishing expeditions» (si veda ItaliaOggi del 28 febbraio 2015). Affinché l’intesa entri in vigore, i due stati contraenti dovranno notificarsi a vicenda per via diplomatica la ratifica dell’accordo. Il via libera dovrà arrivare dal parlamento italiano e dalle camere federali elvetiche. In Svizzera, però, l’entrata in vigore sottostà anche al referendum facoltativo. Il voto del popolo può essere richiesto da 50 mila elettori o da otto Cantoni. Il mutato contesto internazionale e il fatto che la roadmap politica contempli anche misure di favore per la Svizzera (uscita dalle black list, accesso al mercato finanziario ecc.) dovrebbe escludere eventuali verdetti a sorpresa, ma la consultazione potrebbe comportare un allungamento dei tempi di ratifica.

Lo scambio automatico. Il Common reporting standard dell’Ocse, ormai adottato a livello pressoché mondiale quale format per la collaborazione amministrativa in materia fiscale, dovrebbe rappresentare la soluzione definitiva. L’Italia, in quanto paese «early adopter» del protocollo, si è impegnata allo scambio automatico con i propri partner a partire dal 2017, con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. La Svizzera si adeguerà un anno dopo, ossia nel 2018, con riferimento ai dati del 2017. Poiché lo standard prevede la clausola di reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni con l’Italia avverrà perciò entro settembre 2018 (con riferimento all’anno 2017) per quanto riguarda conti correnti, deposito e polizze assicurative a contenuto finanziario.

La voluntary. Chi aderisce alla procedura di collaborazione volontaria e intende mantenere (o trasferire) i propri asset in Svizzera, dovrà consegnare alla banca estera un «lasciapassare» alle richieste del fisco italiano, al fine di poter godere delle sanzioni agevolate sul monitoraggio. A tale scopo, proprio tenendo conto del possibile disallineamento temporale tra l’attuazione del protocollo bilaterale e il Crs dell’Ocse, il fac-simile di waiver pubblicato dalle Entrate lo scorso 21 maggio contiene un’apposita clausola. L’autorizzazione, infatti, perderà efficacia automaticamente con l’entrata in vigore del protocollo del 23 febbraio (per le operazioni intervenute dopo tale data) oppure, se arriva prima al traguardo, con lo scambio automatico di stampo Ocse. Analoga clausola per le intese siglate con Liecthenstein e Monaco.

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