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Italia sotto una buona stella

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, c’è la prospettiva di uscita dalla recessione per il nostro Paese. Anche se non si tratterà di una vera e propria svolta, per cui le insolvenze sono destinate a calare, ma senza tornare ai livelli pre-crisi. Sono alcune delle conclusioni che si ricavano dall’ultimo report di Euler Hermes, intitolato «Una mela marcia fa marcire tutto il cesto».

Il riferimento è alla presenza di diversi focolai di tensione, che minacciano di fermare i tentativi di ripresa a livello globale. Così, se gli Stati Uniti sembrano ormai in piena crescita, la Cina e la Russia sono in difficoltà, tanto che proprio a questi due Paesi viene attribuita la responsabilità principale dell’impennata di mancati pagamenti (+23% dall’inizio della crisi). Si tratta di aree che per molto tempo hanno attratto le aziende occidentali, interessate alle potenzialità inespresse sul fronte dei consumi interni, ma che di colpo si scoprono minacce serie per chi fa business. Con l’aggiunta di dover fare i conti con sistemi giuridici non sempre in grado di tutelare gli investitori stranieri.

Un anno di aspettative tradite. Lo studio in primo luogo fa un consuntivo del 2014. L’anno che sta per concludersi era iniziato sotto gli auspici della ripresa, in particolare per quel che concerne l’Europa (negli Stati Uniti il cambio di rotta è avvenuto già da tempo).

Con il trascorrere dei trimestri, tuttavia, l’entusiasmo è scemato. Nonostante il buon andamento dei mercati finanziari, infatti, il Vecchio Continente ha continuato a evidenziare i suoi problemi cronici, dalla debolezza dei consumi alla limitata produttività, faticando così a mettere in atto la svolta. Né la situazione è stata migliore per i mercati emergenti, tra la Cina che ha registrato segnali di frenata della crescita e le tensioni geopolitiche che hanno colpito varie aree del Pianeta. Fra le 80 principali economie analizzate da Euler Hermes, solo la Spagna e l’India hanno superato le aspettative di consenso. «La mancata aggressività della ripresa nell’Eurozona», spiegano gli autori del report, «resta fondamentalmente un problema di domanda, sia a livello di imprese che di consumatori. «Il finanziamento delle imprese resta un problema che limita le opportunità di espansione quando si presentano».

L’escalation di tensioni e sanzioni in Russia e in Ucraina ha visto un incremento parallelo del rischio associato agli scambi commerciali per le imprese che operano nell’area. Mentre la Cina, che pure cresce intorno al 7%, ha rallentato rispetto al passato (e alle aspettative di inizio 2014), dimostrando che non è semplice passare da un’economia fondamentalmente basata sull’export a un nuovo modello che privilegia i consumi interni. Né sono arrivati i risultati attesi dal Brasile, che continua a ristagnare, con un’attesa di crescita dello 0,3% nel 2014. Il gigante sudamericano, che ha fatto affidamento sui consumi più che sugli investimenti pubblici e privati durante gli anni in cui le materie prime godevano di prezzi elevati, è stato spiazzato dal calo dei prezzi delle commodity. All’opposto ha sorpreso positivamente il Messico, che ha visto consolidarsi la crescita, grazie soprattutto al suo storico legame con gli Stati Uniti.

Lo studio di Euler Hermes sottolinea in particolare la fragilità economica dell’Eurozona, i ridotti investimenti nelle infrastrutture, le pressioni al ribasso sui prezzi e i persistenti problemi di finanziamento delle imprese come le sfide fondamentali alla base delle attività commerciali del continente.

Così nel nuovo anno l’economia dell’Eurozona dovrebbe crescere di un modesto 1,0% contro l’attesa di un +2,8% per il pil mondiale. Anche questo dato non fa comunque fare salti di gioia, visto, in condizioni normali, il progresso è superiore al 3%. I consumi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania andranno leggermente meglio, ma raggiungeranno appena i livelli del 2008. Inoltre, in un contesto di deflazione mondiale, il volume del commercio globale è al di sotto della media a lungo termine. Proprio il calo dei prezzi viene indicato da diversi economisti come una delle principali minacce per i mesi a venire, in quanto questa situazione tende a ridurre i consumi (perché comprare una casa o un’automobile se la prospettiva è di una discesa dei prezzi?), che a loro volta spingono le aziende a ridurre la produzione. Così si crea nuova disoccupazione, lo Stato deve spendere somme maggiori in termini di welfare ai disoccupati e, per lo farlo, è costretto ad aumentare le tasse o a tagliare i servizi. In entrambi i casi, pur con diversi accenti, il risultato è un ulteriore peggioramento della situazione.

Fine della recessione in Italia. Infine uno sguardo all’Italia, che non vedrà superate d’un colpo le difficoltà degli ultimi anni. Il pil è visto in progresso dello 0,3% ed è atteso un allentamento del credit crunch, che dovrebbe garantire una decelerazione delle insolvenze. Le esportazioni rimarranno il driver della crescita del Paese espandendosi a un ritmo più sostenuto rispetto al 2014 (+2% nel 2015), aiutate da un euro più basso, ma le opportunità potrebbero essere limitate a causa della debole competitività internazionale. In aumento l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie, che dovrebbe consentire un ritorno in territorio positivo per l’indicatore dei consumi. «Gli imprenditori italiani stanno facendo del loro meglio per migliorare lo stato di salute finanziario delle proprie aziende, nonostante l’ambiente economico sfavorevole e la recessione in atto», è il commento di Michele Pignotti, che in Euler Hermes guida la regione Paesi mediterranei, Medio oriente e Africa. «Nel 2014, purtroppo, si registrerà un nuovo record per le insolvenze aziendali con oltre 15.600 casi, ottavo anno consecutivo di crescita».

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