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Italia seconda per frodi all’Ue

Romania, Italia e Belgio in prima posizione per casi di sospetta frode al bilancio europeo; l’Italia è però tra gli stati più collaborativi d’Europa. Cresce inoltre il numero di procedure avviate per il recupero dei fondi sottratti alle casse Ue, più che raddoppiati rispetto allo scorso esercizio.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nel report 2014 emesso ieri dall’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode. Tramite attività investigativa e facendo leva sulla collaborazione dei 28 stati dell’Ue (che hanno inviato complessivamente 1.417 segnalazioni di possibili frodi, +8,9% rispetto al 2013), l’Olaf ha raccomandato una serie di interventi di recupero finanziario da 901 milioni di euro, più del doppio in confronto all’ammontare totale precedentemente registrato (402,8 milioni). Tali risorse, indebitamente sottratte all’Unione, una volta restituite verranno impiegate per nuovi investimenti.

Le segnalazioni. Nel recupero dei fondi spettanti al bilancio europeo, il grosso delle segnalazioni (397 in totale) è giunto dalle inchieste che hanno coinvolto fondi strutturati (52,4%), interventi da parte di esterni (19%) e azione di consumatori e operatori (15%). Il direttore generale dell’Olaf, Giovanni Kessler, ha dichiarato in conferenza stampa che il soddisfacente risultato ottenuto si debba alla maggiore consapevolezza di corruzione da parte delle istituzioni e dei cittadini e alla propensione di questi ultimi alla collaborazione. Tra i paesi che hanno inoltrato all’Ufficio antifrode il maggior numero di informazioni nel corso del 2014, vi sono: Belgio, Bulgaria, Germania, Spagna, Italia, Polonia e Romania, con il numero più consistente di segnalazioni proveniente dalle fonti private (473 in totale).

La distribuzione territoriale. Delle regioni in cui l’Olaf ha individuato il maggior numero di casi sospetti per frode ai danni del bilancio Ue (per gli anni compresi tra il 2007 e il 2014), Romania e Italia spiccano su tutte per un totale di, rispettivamente, 89 e 61 verifiche giudiziarie, seguite dalle 45 del Belgio. Di queste, la giurisprudenza locale ne ha vagliate rispettivamente 53 per la Romania, 41 per l’Italia e 28 per il Belgio, dichiarando il rinvio a giudizio in 16, 32 e 17 casi. Le rimanenti indicazioni non sono state prese in considerazione. Le ragioni che motiverebbero l’elevato numero di possibili frodi in Italia sono da ricercare, secondo Kessler, «nell’eccellente cooperazione con le autorità italiane» che hanno dato uno tra i maggiori contributi all’Ue in termini di informazioni fornite sulla gestione dei fondi. Si ricorda a proposito che l’Olaf può solo raccomandare l’avvio di azioni legali, che dovranno poi essere prese in carico dalle autorità nazionali competenti e portate avanti secondo le giurisdizioni del luogo. L’Unione ha dunque rilevato le raccomandazioni fatte all’Italia dall’Olaf e trasformatesi in rinvii a giudizio siano cresciute al 78%, aumentate rispetto al 58% del 2013. L’Italia ha ottenuto uno dei tassi più elevati rispetto alla media europea (pari al 53%) e ha dimostrato una crescente complicità con le indicazioni intimate dall’Ue.

Gli altri numeri. Tra gli altri dati, nel 2014 sono state avviate complessivamente 234 indagini investigative, mentre ne sono state concluse 250, con una tempistica media scesa a 21 mesi (21,8 nel 2013). «L’entrata in vigore del nuovo regolamento sull’Olaf e l’adozione dei nuovi orientamenti sulle procedure di indagine a uso del personale», ha dichiarato Kessler, «hanno rafforzato questo ufficio. Confidiamo di poter continuare a svolgere bene la nostra attività investigativa e di far progredire la strategia antifrode. Continueremo a sostenere attivamente la Commissione nei suoi piani per stabilire una procura europea».

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