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Italia-San Marino, stop ai sequestri

di Antonio Iorio

Non c'è contrabbando in ipotesi di illeciti su operazioni commerciali tra San Marino e l'Italia, in quanto scambi effettuati in esenzione di tutti i dazi. A chiarirlo è la Corte di cassazione, III penale, con la sentenza 42073 depositata il 16 novembre.
La vicenda riguardava il sequestro di alcuni aeromobili immatricolati a San Marino e detenuti in Italia, attraverso società di noleggio, da cittadini italiani. Secondo la Procura della Repubblica era configurabile il reato previsto dall'articolo 70 del Dpr 633/72 di evasione dell'Iva all'importazione che rinvia, anche per le sanzioni, alle disposizioni doganali. Di conseguenza si era proceduto al sequestro degli aeromobili. Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro per il reato di contrabbando. Di tutt'altro avviso la Corte secondo cui il contrabbando non solo non era mai stato contestato, in quanto gli scambi doganali tra Italia e Repubblica del Titano sono svolti in esenzione di tutti i dazi (articolo 6 dell'Accordo di cooperazione tra Ce e San Marino). Una pronuncia importante in quanto negli ultimi mesi, in varie città, la Guardia di Finanza ha sottoposto a sequestro sia aeromobili che natanti, provenienti da San Marino e detenuti da italiani. Anche in base alla normativa nazionale è da escludere che il trasferimento di beni tra i due Stati debba seguire le regole Iva sull'importazione. Tali operazioni sono regolate dagli articoli da 67 a 70 del Dpr 633/72, mentre la disciplina delle operazioni con San Marino e il Vaticano è contenuta all'articolo 71. Nel primo caso, infatti, vi è una sostanziale equiparazione al regime Iva interno. Nel secondo caso, per l'articolo 71 che richiama anche il 17 del Dpr 633/72, si trasferiscono sull'operatore economico italiano tutti gli obblighi formali e sostanziali delle operazioni effettuate dal soggetto estero (autofattura e regime del reverse charge). Eventuali violazioni sono sanzionate in via amministrativa e non penale.
La mancata regolarizzazione del trasferimento in Italia dei beni, anche con rappresentante fiscale, e con l'assolvimento dell'imposta con inversione contabile, non determina un'evasione Iva all'importazione, ma una violazione Iva interna, sanzionata dall'articolo 6, comma 9 bis del decreto legislativo 471/97 (si veda anche la sentenza della Cassazione 10819/2010).

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