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Italia in recessione tecnica. Pil quarto trimestre a -0,2%

Unico tra i grandi paesi dell’Eurozona, l’Italia è entrata in recessione tecnica. Lo ha certificato ieri Istat con la stima preliminare del Pil dell’ultimo trimestre 2018: l’economia nazionale è ulteriormente arretrata (-0,2%) dopo la variazione negativa registrata nel terzo trimestre (-0,1%) un dato, quest’ultimo, che è stato confermato, mentre è stata revisionata al ribasso la stima del secondo trimestre, da +0,2% a +0,1%. Il risultato negativo, che è peggiore delle attese, ha abbassato ulteriormente il tasso di crescita tendenziale, che scende allo 0,1% dallo 0,6% del trimestre precedente. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato di non essere preoccupato per questi dati e ha parlato di recessione «transitoria» dovuta soprattutto a fattori esogeni come la guerra di dazi tra Usa e Cina. Bisogna avere fiducia: «a noi interessa – ha detto – concentrarci sul rilancio della nostra economia che avverrà sicuramente nel 2019, perché inizieranno a svilupparsi tutte le nostre misure».
Il 2018, anno caratterizzato da tre giornate lavorative in più, si chiude a questo punto con un Pil in crescita dello 0,8%, che salirebbe all’1% se non si considerassero gli effetti del calendario. L’eredità statistica per il 2019 è negativa di due decimali. Anche il 2019 conta tre giorni lavorativi in più. La stima preliminare a 30 giorni parte dalla misura degli aggregati dal lato dell’offerta, considerati più solidi. E calcola il Pil come somma del valore aggiunto dei settori: il – 0,2% degli ultimi tre mesi 2018 riflette un netto peggioramento della congiuntura dell’industria a cui si aggiunge un contributo pure negativo del settore agricolo. Stagnante l’andamento delle attività del settore dei servizi. Dal lato della domanda, invece, c’è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e uno positivo della componente estera netta. I dati sui conti nazionali del 1° marzo e trimestrali del 5 marzo prossimi offriranno un quadro più completo degli aggregati che hanno determinato questa contrazione economica.
Il calo del Pil, maturato a partire da luglio, arriva dopo 14 trimestri consecutivi di crescita congiunturale e disegna un andamento del ciclo molto correlato con il calo degli indici di fiducia delle imprese e delle famiglie. Il peggioramento dei dati ha via via appiattito la crescita tendenziale, quella cioè calcolata su base annua: era +1,4% a inizio 2018, è scesa come detto a +0,1% alla fine dell’anno.
Ieri sono stati diffusi anche i dati Eurostat, che per l’Eurozona registrano una variazione ancora in positivo del Pil: nel quarto trimestre del 2018 è cresciuto dello 0,2%, mentre nell’Ue a 28 la variazione è dello 0,3%. Su base annua il Pil è cresciuto invece del 1,2% nella zona euro e del 1,5% nella Ue-28, in calo rispetto al +1,6% e +1,8% stimati nel trimestre precedente. L’Istituto di statistica tedesco Destatis ha comunicato nei giorni scorsi una stima di crescita del Pil per il 2018 dell’1,5%, un dato da confrontare con una crescita del 2,2% messa a segno dall’economia tedesca sia nel 2016 sia nel 2017. La Francia è cresciuta nell’ultimo trimestre 2018 dello 0,3%, sostenuta dalle esportazioni e da una domanda interna in tenuta. La Spagna ha invece segnato un +0,7% trimestrale, per un +2,4% annuale. Sempre nella giornata di ieri Bankitalia ha diffuso il dato dell’ €-coin di gennaio. L’indicatore, che fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area euro depurata dalle componenti più erratiche (sagionalità, errori di misurazione, volatilità di breve perioso), è sceso di circa un decimo di punto percentuale, a 0,31, (0,42 in dicembre), toccando il livello minimo dal luglio del 2016.

Davide Colombo

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