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Italia promossa su anticorruzione e antiriciclaggio

L’Italia soddisfa pienamente i requisiti previsti in materia di anticorruzione e antiriciclaggio. Il riconoscimento del sistema nazionale di prevenzione di due reati caratteristici – e ad elevato livello di allarme sociale prima ancora che criminale – arriva dall’ufficio «Drugs and Crimes» delle Nazioni Unite. Nel lungo Country Report, rivisto da Usa e Sierra Leone e reso pubblico ieri, i commissari ripercorrono la storia recente sia sul versante anticorruzione – iniziando dalla legge sul whistleblowing e passando soprattutto dall’attività/poteri dell’Anac- sia su quello dell’Aml/antiriciclaggio. Su entrambi i versanti il giudizio è largamente positivo, anche se non mancano spunti di implementazione e di completamento delle norme e delle prassi.

Significativi i passaggi sul notariato composto da «pubblici ufficiali, che hanno una funzione di “guardiano del cancello”» in materia societaria dove «hanno sviluppato linee guida per la dovuta diligenza e sono tenuti a chiedere informazioni sul beneficiario effettivo. I rapporti sospetti sulle transazioni dei notai rappresentano una grande percentuale di quelle complessive» imputabili ai professionisti.

Ancora, i notai italiani sono «funzionari pubblici di alto livello delegati dallo Stato per verificare la conformità alla legge dei contratti e dei documenti legali principalmente nei settori del trasferimento di beni immobili, del diritto societario e del diritto di famiglia», dispongono «della propria infrastruttura IT che consente la trasmissione istantanea di atti ai registri pubblici; devono eseguire accurati controlli Aml sui propri clienti».

Non mancano comunque i suggerimenti per rafforzare l’impianto anticorruzione; per esempio «scaglionare la nomina dei membri del collegio Anac per evitare la completa sostituzione del Consiglio ogni sei anni».Sul versante politico, il paper suggerisce di monitorare l’impatto della transizione dal finanziamento pubblico a quello privato di partiti e candidati politici e se li rende più vulnerabili a pressioni e influenza e intraprendere le azioni correttive necessarie; consiglia poi di «adottare sistemi esecutivi di dichiarazione e verifica delle attività per alti funzionari pubblici di tutti i rami del governo». Inoltre urge stabilire codici di condotta generali applicabili a tutti i funzionari pubblici, «compresi i membri del Parlamento».

Alessandro Galimberti

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