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Italia, il prestito Mes costa meno dell’acquisto di titoli da parte Bce

FRANCOFORTE – L’Italia risparmierebbe «fino a 7 miliardi» con il prestito da 36 miliardi a dieci anni, a un tasso prossimo allo 0%, messo a disposizione del Tesoro da giugno dal Meccanismo europeo di stabilità tramite la nuova linea di credito “per l’emergenza pandemica” per coprire i costi della sanità, diretti e indiretti, della crisi Covid-19. A calcolare il risparmio per l’Italia è il direttore generale del Mes, Klaus Regling, in un’intervista rilasciata ieri a cinque agenzie stampa europee (Ansa, Dpa, Efe, Anp e Afp): «Si tratta di denaro vantaggioso e il Paese che deve finanziare il proprio deficit ha più vantaggi a chiedere al Mes piuttosto che fare tutto da solo sui mercati, perché il tasso di interesse è più basso», ha aggiunto. E questa convenienza potrebbe essere addirittura sottostimata, perché è calcolata sul rendimento attuale dei BTp decennali. Ed è più vantaggioso anche rispetto alla Bce: gli acquisti tramite i programmi Pspp e Pepp sembrano “incondizionati” a costo zero per gli Stati mentre invece sono dettati solo da logiche di politica monetaria. Il finanziamento Mes resta dunque «imbattibile», quando a confronto con i mercati e con il Qe.

Il vantaggio della linea pandemica Eccl sta nella condizionalità, non quella estremamente leggera rivolta al debitore (circoscritta al solo modo in cui i fondi verranno spesi), ma piuttosto quella che vincola il creditore. Il Mes si è impegnato a mettere a disposizione di tutti gli Stati dell’area dell’euro (senza tener conto del diverso rating sovrano) una linea di credito con vita media decennale, tasso attorno allo 0%, per un importo calcolato sul benchmark pari al 2% del Pil dei singoli Paesi che vorranno richiederla: un bacino totale da 240 miliardi, che Regling ipotizza venga usato per 80 miliardi, un terzo. Il Mes si impegna da ora a rendere disponibile questo maxi-prestito in tempi rapidi, a condizioni equivalenti a quelle di un emittente con rating “AAA”: condizioni che l’Italia non può pretendere né dai mercati, che investono e disinvestono in base alla loro convenienza e non a quella del debitore, né dalla Bce che non è un creditore ma fa politica monetaria, non acquista con finalità di investimento ed è indipendente. Di qui la convenienza totale del Mes.

Messo semplicemente a confronto con il rendimento attuale dei BTp decennali, che oscilla attorno al 2% (e solo grazie agli acquisti della Bce), il prestito Mes consente un risparmio di 640 milioni l’anno circa. Ma questa è una sottostima rispetto alla disponibilità reale del mercato: se il Tesoro annunciasse domani un’asta o una sindacazione da 36 miliardi di BTp decennali, il rendimento schizzerebbe all’insù, nonostante gli acquisti copiosi di Banca d’Italia e Bce tramite Pspp e Pepp. Un importo da circa 40 miliardi non è disponibile in un’unica emissione di titoli decennali al 2 per cento, fanno intendere fonti di mercato.

Anche quando si confronta con gli acquisti di Banca d’Italia/Bce tramite il Pspp e il Pepp, che prevedono la restituzione delle cedole al Tesoro, il prestito Mes è più vantaggioso. Il Sistema europeo di banche centrali acquista titoli di Stato con logiche esclusivamente legate al grado di accomodamento della politica monetaria, mira a ridurre la frammentazione (chiude gli spread) perchè questa impedisce la trasmissione della politica monetaria. Per battere la convenienza della linea pandemica Eccl, a condizioni prefissate, la Bce dovrebbe poter monetizzare il debito pubblico: reinvestire il capitale dei titoli scaduti e rimborsati e restituire gli interessi sui titoli acquistati, all’infinito. Ma non lo fa, questo è vietato dal Trattato. Gli acquisti del Qe sono vincolati al mandato. Nel bilancio 2019, la Banca d’Italia ha restituito al Tesoro 4.393 milioni degli interessi dal Pspp e €563 milioni dei titoli di Stato italiani detenuti con il vecchio Securities market programme. Ma questo non batte il prestito con vita media decennale a condizioni prefissate attorno allo 0% della Eccl del Mes.

Il programma di acquisti netti di titoli di Stato Pspp in corso rientra nel programma App da 20 milioni al mese (maggiorato di 120 miliardi entro fine anno), open-ended cioè senza scadenza e con reinvestimento dei titoli acquistati: vita media di 7 anni. Per contro il Pepp, il programma pandemico da 750 miliardi, per il momento è previsto in chiusura a dicembre e senza reinvestimento del capitale dei titoli che scadono. Né per il Pspp del Qe né per il Pepp è dato sapere esattamente l’importo dei titoli acquistati in base alle scadenze o vita residua. Né la durata del Pepp che è un programma temporaneo. Di certo si sà che il Pepp prevede acquisti di titoli da 70 giorni a 30 anni: è possibile finora si sia concentrato sulle scadenze italiane più colpite dalle vendite fino a cinque anni. La vita media del portafoglio Bce di titoli di Stato è circa sette anni. Dieci anni sono un’enormità, di questi tempi.

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