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«Italia più lontana dal baratro»

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — Alle cinque del mattino, lasciando l'Eurogruppo dopo la maratona notturna sul salvataggio della Grecia, il premier Mario Monti, visibilmente provato, ha espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto, che ha «scongiurato» un eventuale contagio all'Italia, pur commentando con uno «speriamo» i dubbi ancora presenti sugli effetti ad Atene. Monti, dopo aver riposato nella sua casa a Bruxelles, è tornato nella sede dell'Ecofin, e ha fatto capire che, dopo i primi quasi 100 giorni, il governo tecnico inizia quella che il ministro delle Politiche comunitarie, Enzo Moavero, definisce come la «fase due».
«Occorrono misure più incisive per crescita, occupazione e Welfare», ha detto il premier sostenendo che si è sulla strada per «togliere l'Italia dall'orlo del baratro della crisi finanziaria». Ha parlato di «ponte maestro tra l'Ue e l'Italia», simboleggiato dalla lettera dei 12 Paesi di lunedì scorso. Questa punta a riequilibrare le simili missive dell'asse franco-tedesco in vista del prossimo summit dei capi di Stato e di governo dell'1 marzo, andando oltre la fase delle misure di austerità per il risanamento dei conti pubblici (promosse proprio dalla Germania e dalla Francia).
«Adesso sia in Europa che in Italia, senza perdere di vista nemmeno un momento la necessità di tenere al sicuro i conti, è il momento di concentrarsi sulla crescita», ha dichiarato Monti, mettendosi in sintonia con l'Europarlamento e i sindacati europei, che da tempo protestano per la disoccupazione in aumento e per le tensioni sociali esplose in molti Paesi dopo le misure di austerità. In questa chiave l'Italia ha assunto anche un ruolo di equilibrio in Europa ottenendo di inserire, nella lettera dei 12, la proposta di «mercato unico del lavoro» nell'Ue, nonostante le ritrosie degli altri due promotori, Regno Unito e Olanda, interessati a concentrarsi sui settori imprenditoriali e finanziari.
Monti ha detto che «fin dal primo giorno» avrebbe voluto attuare misure concrete per il rilancio di crescita, occupazione e Welfare, ma che la realtà dell'Italia imponeva di dare «priorità alla non caduta nel baratro». Sa che l'alto debito dell'Italia non rende facile passare dalle parole ai fatti. Ma si attende recuperi di risorse «robusti» con la lotta all'evasione fiscale, grazie anche al «cambiamento di psicologia» tra i cittadini. Pensa di istituire un «fondo» in cui far confluire le somme recuperate. Annuncia anche impegno contro «la grande evasione», che utilizza i paradisi fiscali, le società offshore e il segreto bancario della Svizzera, puntando sul «coordinamento europeo» in corso di potenziamento con la revisione di una direttiva Ue sviluppata proprio da Monti quando era commissario.
No netto dice agli «scudi fiscali» e agli altri tipi di «condono», segnalando quello sulle ammende per le affissioni elettorali dei partiti, che il suo governo non ha voluto «avallare». Il premier intende intervenire anche spostando «la tassazione più sul patrimonio». La fine dell'esenzione dell'Ici per la Chiesa la vede «in dirittura d'arrivo». Le «legittime aspettative dei contribuenti onesti» potrebbero essere accolte prima del previsto 2014. Monti ha ringraziato per l'aiuto ricevuto dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, da Germania, Francia e Stati Uniti. Dalla Casa Bianca è arrivato un riconoscimento del presidente Barack Obama, che in una telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha condiviso l'apprezzamento per l'accordo sulla Grecia, per l'intervento della Bce e per le riforme in Italia e Spagna.
 

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