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M&A, in Italia operazioni per 5 miliardi

Il primo trimestre 2017 del mercato delle fusioni e acquisizioni italiano è fatto di buone promesse. Formalmente sono state chiuse 180 operazioni per soli 5 miliardi di euro, molto meno rispetto al primo trimestre del 2016 quando però si era chiusa l’operazione Exor – Partner Re che da sola valeva quasi 7 miliardi di euro. In realtà, se si guarda alle operazioni già annunciate e che saranno finalizzate nei prossimi mesi, il quadro cambia. In pipeline ci sono infatti operazioni per ben 42 miliardi. Basti pensare a Luxottica – Essilor che da sola vale 22 miliardi, ma anche l’acquisizione di Pioneer Investments da parte di Amundi per 3,5 miliardi. C’è stata la cessione del 25% di Eni East Africa da Eni a Exxon Mobil per 2,6 miliardi fino alla cessione di Bank Pekao da parte di Unicredit alla polacca Pzu per 2,5 miliardi. Con riferimento alle operazioni del trimestre che hanno già superato la fase del closing, l’operazione più rilevante è l’acquisizione del 3% di Generali da parte di IntesaSanPaolo in chiave difensiva anti-Axa per 1,1 miliardi . «Il mercato sembra ben impostato per il 2017 – dichiara Max Fiani, partner Kpmg. – La ristrutturazione in atto del sistema bancario italiano e il consolidamento nel settore delle utilities può fare da traino. Rimangono molto attivi anche i private equity e gli acquirenti industriali esteri sugli asset del Made in Italy. Ci aspettiamo che quest’anno si possano raggiungere controvalori significativi intorno ai 70-80 miliardi». Occorre ricordare che il 2016 si è chiuso con 800 operazioni per circa 60 miliardi. Tra gli altri settori “caldi” per il 2017 gli analisti Kpmg segnalano il mercato Tmt (Technologies, Media, Telecom) che spingerà ad un’integrazione di servizi ad oggi offerti da operatori di differente natura. Sul versante dell’interesse degli investitori esteri c’è da segnalare anche la ricerca del network Globalscope (di cui fanno parte Palladio Corporate Finance e Benedetti e Associati), realizzata in questi giorni, che evidenzia come i settori d’interesse siano nell’ingegneria e nella tecnologia, seguiti da moda e alimentare. Le imprese italiane più appetibili restano Pmi con dimensioni tra i 50 e i 100 milioni.

Carlo Festa

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