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Italia e Olanda trattano da sole. La partita finale sulla cifra degli aiuti

Un misto di tattica(prendere i leader Ue per sfinimento) e di necessità(arrivare all’apertura dei mercati con un segnale positivo). Il terzo giorno di negoziato del Consiglio europeo straordinario, convocato dal presidente Charles Michel per trovare un accordo sul pacchetto anticrisi Recovery Fund e sul bilancio Ue 2021-2027, è stato caratterizzato da incontri bilaterali e mini-summit, nel tentativo di superare l’empasse dei due giorni precedenti. Il presidente Michel, la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Macron hanno tentato la mediazione. La plenaria è coincisa con la cena. Michel ha ammonito i leader: «Attraverso uno strappo presenteremo il volto di un’Europa debole». Le discussioni sono proseguite fino a tardi. Ma il premier olandese Rutte si è mostrato costruttivo: accordo «possibile», anche se «ci sono ancora grandi questioni».

Sul tavolo delle decisioni ci sono oltre 1.800 miliardi, di cui 750 del Recovery Fund. Un intervento eccezionale per una situazione eccezionale, la più grave crisi economica dalla Grande Depressione. E a ricordarlo ci ha pensato la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha invitato i leader Ue a chiudere un accordo «ambizioso in termini di dimensioni e composizione del piano, anche se ci vuole più tempo». Non è solo la cifra a rappresentare una svolta storica, ma anche il fatto che la Commissione si finanzierà sul mercato, garantita dal bilancio Ue, per aiutare i Paesi più colpiti dalla crisi scatenata dal Covid. Un passo avanti verso una maggiore integrazione, difficile però da far accettare ai Paesi che guardano con diffidenza all’alto debito pubblico del Sud. La sintesi l’ha fatta il premier del Lussemburgo Bettel che ha detto di avere visto «raramente» un Consiglio con posizioni «diametralmente opposte» come questo.

Per due giorni i leader Ue sono stati ostaggio del premier olandese Rutte e degli altri Paesi nordici, il primo determinato a chiedere la possibilità di veto sull’approvazione dei piani nazionali di riforma che devono essere presentati dai governi per accedere ai fondi, i secondi concentrati sul tagliare la quota di sussidi e aumentare gli sconti a loro favore sul bilancio. Oltre a questi temi, la giornata ha tentato di sciogliere il nodo del legame tra fondi e rispetto dello Stato di diritto, contestato da Ungheria e Polonia. Il premier ungherese Orbán ha attaccato Rutte: «Non so per quale motivo personale il premier olandese odi me o l’Ungheria».

Il nodo più difficile da sciogliere fin dall’inizio del vertice è la richiesta di controllo da parte dell’Olanda sulle politiche di riforma dei Paesi Ue. Un’intrusione inaccettabile per Italia e Spagna, i due principali beneficiari dei sussidi. Per venire incontro a Rutte il presidente Michel aveva proposto il meccanismo del «freno di emergenza», già previsto in altri casi dal processo decisionale dell’Ue, da applicare nella fase di attuazione dei piani. Ma meccanismo rischiava di trasformarsi in un veto. Le delegazioni italiana e olandese, con i tecnici della Commissione, si sono confrontate a lungo. Mini summit anche tra i Paesi mediterranei e i nordici. Nella formula finale l’ultima parola sarà della Commissione. Michel in serata ha proposto di scendere da 450 a 400 miliardi di sussidi e di aumentare i prestiti a 350 (sì di 22 Paesi). Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia insistono a voler tagliare il Recovery Fund a 700 miliardi: 350 aiuti e 350 prestiti. Si sono irrigiditi anche sullo Stato di diritto e sono stati accusati di voler far naufragare il vertice.

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