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«Italia non più sorvegliato speciale»

Al vertice di San Pietroburgo, per la prima volta nella storia del G-20, l’Italia «non è il grande sorvegliato speciale», ha detto ieri prima dell’avvio ufficiale dei lavori il presidente del Consiglio, Enrico Letta.
Lontane per un giorno le polemiche romane che minacciano la sopravvivenza del Governo, Letta si è goduto il debutto fra i grandi in un’occasione che, a suo parere, può segnare il G-20 della svolta. Un organismo creato per affrontare l’emergenza della grande crisi e della grande depressione, dove l’Italia è stata spesso vista come uno degli anelli deboli dell’area più a rischio, l’eurozona, può essere, secondo Letta, a una svolta storica.
«Finalmente – ha detto – il tema centrale del vertice non sono salvataggi e austerità, ma crescita e lavoro». E rivendica che è stata l’Italia a farsi promotrice in Europa degli incontri congiunti dei ministri dell’Economia e del Lavoro, in modo da puntare i riflettori sulla ripresa e sull’occupazione, un metodo ora adottato dal G-20.
Crescita e lavoro sono i primi due dei sette punti elencati da Letta come le priorità del summit: gli altri sono la regolamentazione della finanza, la lotta all’evasione fiscale, le misure contro l’elusione delle imposte delle multinazionali, la lotta alla corruzione, il rilancio dei negoziati commerciali per arginare il protezionismo. «Ci sono talmente tanti obiettivi qui per queste ventiquattro ore – ha detto il presidente del Consiglio, glissando su una domanda sulla crisi politica – che farei un danno all’Italia se mi deconcentrassi».
Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha descritto una fase di «ripresa in corso» e di uscita dalla recessione. «Conviene fare chiarezza», ha osservato: sul dato annuale della crescita, peseranno i dati negativi dei primi due trimestri, ma sono «valutazioni retroattive»”, come le recenti previsioni dell’Ocse di un calo del prodotto interno lordo dell’1,8% nel 2013. Ora, ricorda il ministro, ci sono altri segnali congiunturali di segno opposto, dalla produzione industriale, all’indice Pmi dei responsabili degli acquisti sia per il manifatturiero sia per i servizi, ai dati fiscali.
È normale, secondo Saccomanni, che nella fase di inversione del ciclo economico si mescolino dati positivi e negativi, come sta avvenendo nel terzo trimestre del 2013.
Il responsabile dell’Economia non si nasconde che «l’incertezza politica è un fattore negativo» e ha conseguenze sull’economia reale. «C’è un impatto della fiducia sulla crescita economica – ha dichiarato – pensavo che fosse un problema del passato, ma esiste, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, con le ripercussioni della crisi in Medio oriente». Anche Letta ha osservato che la crisi in Siria preoccupa non solo per le sue ripercussioni politiche, ma anche per quelle economiche e di mercato. «Abbiamo bisogno di stabilità finanziaria. Il mio timore è che la crisi possa portare volatilità», ha sottolineato il capo del Governo.
La ripresa tarderà a fare sentire i suoi effetti sul mercato del lavoro. «L’occupazione – ha detto il ministro Saccomanni – è uno dei dati più ritardati nel seguire la ripresa del ciclo economico. Le imprese hanno capacità inutilizzata» e quindi non procedono immediatamente ad assumere.
Anche per Saccomanni il G-20, in un quadro economico positivo, nonostante il rallentamento dei Paesi emergenti, è passato dalla gestione delle crisi a una fase «di maggiore serenità» in cui si può parlare di crescita.
Letta, accompagnato da Saccomanni, ha avuto un’intensa agenda di incontri bilaterali, fra cui, in mattinata, quelli con i leader di Corea e Messico, «due grandi potenze economiche», con cui l’Italia vuole far crescere gli scambi commerciali. In Messico ha in programma di andare a gennaio alla testa di una delegazione di imprese, tappa del roadshow di presentazione del progetto «Destinazione Italia» che partirà a fine mese per attrarre investimenti esteri nel nostro Paese.
Dal successivo incontro con il presidente russo, Vladimir Putin, è uscito l’annuncio di un vertice ministeriale Italia-Russia, che si svolgerà il 26 novembre a Trieste con l’obiettivo di firmare una serie di accordi economici, energetici e culturali.

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