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“Italia nella direzione sbagliata tasse alte e niente tagli di spesa”

Altri lo chiamano falco. a lui invece le metafore ornitologiche non interessano perché, più di chiunque altro, Otmar Issing è l’uomo che ha definito il modo in cui funziona la Banca centrale europea. lo ha fatto da capoeconomista Bce, di provenienza Bundesbank, fino al 2006. Oggi la sua voce conta ancora e, come già sui bilanci pubblici, neanche ora che le banche europee passano al setaccio Bce lui pensa che vadano fatti sconti. la crisi si attenua, concede l’economista tedesco, ma c’è un aspetto che non lo convince: «L’Italia — afferma — va nella direzione sbagliata» sulla finanza pubblica.
Le banche stanno per passare al vaglio europeo. Dopo immagina un sostegno con il fondo salvataggi comune Esm, aiuti nazionali o un coinvolgimento dei creditori nelleperdite?
«È un processo che deve concentrarsi sulla sostenibilità delle banche. Per me è inconcepibile che i loro problemi accumulati nel passato siano risolti con l’uso di fondi europei. Sarebbe difficile da spiegare ai paesi che dovrebbero contribuire a quelle risorse. Dobbiamo prima fare chiarezza sul passato, poi guardare al futuro con l’unionebancaria nell’area euro».
La Bce, anche se vigilerà sulle grandi banche, non si farà carico delle eredità problematiche?
«Non solo non lo farà la Bce, ma neanche vanno usate le risorse del fondo salvataggi europeo ».
Dunque se andrà rafforzato il capitale delle banche, restano solo gli aiuti nazionali o perdite da imporre ai creditori?
«Certo, ma non dimentichiamo che non vale solo per la Spagna o per l’Italia: vale anche per la Germania. Sono regole da applicare in modo politicamente neutro e in piena trasparenza. Un sistema bancario solido è fondamentale ma è vero che per certe banche ricapitalizzarsi sul mercato potrebbe essere difficile. Quindi va fatto in qualche altro modo a livello nazionale ».
Lei ha l’aria di pensare che ci voglia un misto di intervento
pubblico nazionale e di perdite da imporre agli investitori.
«È chiaro che gli azionisti devono contribuire e, in casi estremi, essere spazzati via. Dopo, dipende dalle diverse situazioni. A Cipro abbiamo visto in che misura anche i creditori devono essere coinvolti (nelle perdite, ndr). E tutte queste fonti devono essere esaurite prima che si possa mettere a rischio denaro dei contribuenti in una banca».
Insomma i primi a essere esposti sono gli azionisti, poi i creditori subordinati, poi tutti gli altri creditori e da ultimo i conti correnti sopra 100 mila euro. Anche per le banche che stanno sul mercato, senza fallire. È così?
« Assolutamente. È importante anche per creare un caso dimostrativo per il futuro, in modo che chi investe lo sappia. Ed è importante per le banche che devono ricostituire il loro capitale, perché solo istituti sani possono fare prestiti alle imprese e alle famiglie ».
A che punto è la correzione degli squilibrinella crisi dell’euro?
«Prendiamo la Spagna. Lì l’aggiustamento è slittato perché i salari erano agganciati all’inflazione, quindi salivano in modo sostanziale malgrado la drammatica disoccupazione. Ora non è più così e l’adattamento dei costi del lavoro funziona. L’Italia è un altro paese in cui i salari continuano a salire malgrado la bassa produttività e ciò contribuisce alla perdita di competitività».
Intende dire che la Spagna è in vantaggio sull’Italia?
«Difficile fare confronti da fuori. Ma ho tanti amici italiani che mi dicono che il mercato del lavoro è a pezzi».
Molti accusano l’austerità per questo. Che ne pensa?
«Parlare semplicemente di austerità è sbagliato. Il punto è cosa si fa per risanare il bilancio, se tagli di spesa o aumenti di tasse. La differenza è enorme. Per esempio l’Italia finora è andata nella direzione sbagliata, ha soprattutto alzato la pressione fiscale. Non c’è da sorprendersi se ciò produce recessione. Invece se il risanamento si fa con una riduzione delle spese, l’impatto negativo sulla crescita è minimo, quasi invisibile».
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