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«Italia, necessarie misure efficaci»

L’Eurogruppo si è allineato alla Commissione europea ieri nel valutare i bilanci previsionali per il 2015. A proposito dell’Italia, i ministri delle Finanze hanno preso atto delle diverse stime di deficit tra Roma e Bruxelles, limitandosi a notare che «misure efficaci» potrebbero essere necessarie per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica per l’anno prossimo.
Commissione ed Eurogruppo torneranno ad analizzare la situazione delle finanze pubbliche in marzo. «Notiamo – si legge in un comunicato – che secondo la più recente analisi della Commissione, lo sforzo strutturale italiano nel 2015 è pari a 0,1% del prodotto interno lordo, rispetto allo 0,5% previsto dal Patto di Stabilità. Su questa base, misure efficaci (effective measures, in inglese) potrebbero essere necessarie per migliorare lo sforzo strutturale». Nella dichiarazione, i ministri mettono l’accento sugli impegni dell’Italia, sia in termini di finanza pubblica che in termini di riforme economiche.
Da notare che la dichiarazione parla di misure efficaci, non di misure addizionali, e non chiede quindi nuovi ed espliciti sforzi di finanza pubblica al governo Renzi. Il caso francese è diverso. Dopo aver preso atto della differenza di sforzo strutturale tra quanto proposto da Parigi e quanto previsto dalle regole, la dichiarazione precisa: «Su questa base, misure addizionali (additional measures, in inglese) potrebbero essere necessarie per migliorare lo sforzo strutturale».
Al netto dell’uso simile del condizionale, l’Eurogruppo si è dimostrato più assertivo nei confronti della Francia che dell’Italia nel valutare il bilancio previsionale e il ritardo rispetto a quanto richiesto dal Patto di Stabilità. Il governo francese ha un deficit sopra al 3,0% del Pil dal 2009, ed è considerato da molti paesi membri in grave ritardo nell’affrontare i nodi della sua economia. L’Italia invece registra (per ora) un disavanzo inferiore al 3,0% del Pil.
Prima della riunione, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha accolto positivamente la recente riforma italiana del mercato del lavoro, approvata dal Parlamento sotto forma di legge-delega, definendo la riforma «rilevante». La presa di posizione ha raffreddato gli animi dopo che nel fine settimana alle parole del cancelliere Angela Merkel era stata data una eccessiva importanza. Lo stesso portavoce della cancelliera, Steffen Seibert, ha confermato l’apprezzamento di Berlino, definendo la riforma del mercato del lavoro «un passo importante».
La discussione ieri tra i ministri non è stata priva di tensioni. Alcuni partecipanti alla riunione – tra cui la Banca centrale europea – volevano precisare nero su bianco il divario tra quanto chiesto dalle regole europee e quanto proposto dall’Italia. È stato deciso di omettere la cifra, limitandosi a riferire i due dati. Nei fatti, l’Eurogruppo mantiene la pressione sui paesi a rischio di violazione del Patto, in un contesto nel quale la crisi economica è ritenuta una attenuante ma da non sopravvalutare.
La richiesta di misure efficaci all’Italia è in linea con l’opinione di Bruxelles. In novembre, l’esecutivo comunitario aveva scritto nella sua valutazione: «Al riguardo, le politiche che migliorano le prospettive di crescita, il mantenimento di uno stretto controllo della spesa primaria corrente, migliorando al tempo stesso l’efficienza complessiva della spesa pubblica, nonché le privatizzazioni programmate, contribuirebbero a riportare (…) il rapporto debito-Pil su un percorso discendente».
In fin dei conti, molti paesi non sono soddisfatti dell’atteggiamento francese, mentre tendono a mostrare comprensione per gli sforzi italiani. Interrogato su cosa succederebbe in marzo se l’Italia non riuscisse a migliorare lo sforzo strutturale, il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici non ha parlato di automatica procedura contro il governo Renzi, sottolineando la necessità di rispettare le regole ma difendendo l’idea di un dialogo tra Roma e Bruxelles, e dell’importanza di adottare riforme economche.
Alla stessa domanda, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha precisato: «C’è un buco tra quanto proposto e quanto offerto. La differenza tra 0,1 e 0,5% del Pil è pari a 0,4%. Questo può essere chiuso con nuove misure o con misure più efficaci tra quelle già prese o con un accordo sulle cose da fare». Nei fatti, della situazione si riparlerà in marzo, quando Bruxelles valuterà il caso italiano alla luce del bilancio 2014, della Finanziaria 2015 e degli sforzi di modernizzazione dell’economia.
L’Eurogruppo ha anche riconosciuto i miglioramenti compiuti dalla Grecia ma il governo ellenico ha dovuto chiedere l’allungamento di due mesi (fino a febbraio 2015) del programma di aiuti, sotto il quadro Efsf, per ottenere l’ultima tranche del prestito previsto.

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