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“Italia meglio sulle banche ma la correzione dei conti serve per non tornare indietro”

Da presidente dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze, l’olandese Jeroen Dijsselbloem ha sempre sposato la linea del rigore e della necessità di limitare gli aiuti pubblici alle banche. Anche in questa intervista a
Repubblica, Dijsselbloem prende le parti della Commissione, dicendo che l’aggiustamento fiscale richiesto all’Italia è «molto ragionevole » e che le regole sul bail in non si toccano. Ma Dijsselbloem assume anche toni concilianti, sostenendo che il sistema bancario italiano non provocherà la prossima crisi e aprendo la porta a forme di ristoro degli obbligazionisti bancari truffati, purché all’interno delle regole europee.
La Commissione Europea ha chiesto all’Italia un aggiustamento di bilancio pari allo 0,2% del Pil. Ci sono ancora margini di negoziazione?
«Non sta a noi negoziare, tocca alla Commissione guardare i numeri, decidere quanta flessibilità applicare e quale sia il buco da colmare. In principio, l’Eurogruppo sta sempre dalla parte della Commissione, dunque se questa dirà che l’Italia ha bisogno di una correzione pari a uno 0,2% di Pil, l’Eurogruppo lo accetterà. All’inizio, il gap era più largo, dunque parlare di 0,2% rappresenta già un approccio molto ragionevole da parte della Commissione ».
Non crede che richiedere ora una manovra correttiva possa rallentare ulteriormente la crescita italiana?
«Negli ultimi anni, c’è stato un aggiustamento fiscale in quasi tutti i Paesi dell’eurozona, ma la crescita è tornata e in alcuni casi è forte. Dunque non è vero che il rigore sia la causa di una crescita debole. Le regole europee ci dicono che c’è bisogno di un bilancio pubblico in ordine, e che bisogna raggiungere quest’obbiettivo passo dopo passo. Lasciare che il deficit torni a salire, o che il debito continui a salire sarebbe invece un passo indietro. Dobbiamo continuare a fare progressi».
Pensa che il fondo da 20 miliardi messo da parte del governo italiano sia sufficiente per mettere in sicurezza il sistema bancario?
«Non lo so, ma è molto positivo che governo e supervisori siano all’opera per risolvere questi problemi. Quando mi chiedono se si prospetti una nuova crisi bancaria in Italia, io rispondo di no e che, al contrario, si stanno gestendo i problemi del passato. E’ cruciale che questa operazione avvenga all’interno delle regole dell’unione bancaria, ma penso questo sia possibile. Inoltre, l’attenzione della stampa internazionale si è concentrata sul Monte dei Paschi di Siena, ma altre banche stanno venendo ricapitalizzate e ristrutturate sul mercato, si pensi ad UniCredit. Rispetto a molti critici internazionali, sono molto più ottimista. Infine ci sono stati episodi di misselling: si tratta di un problema sociale, per cui sono necessari strumenti di ristoro ».
Crede che il decreto di salvataggio di Mps sia compatibile con le regole dell’unione bancaria?
«Mps non è in risoluzione, si tratta di una ricapitalizzazione preventiva che richiede solo un bail in parziale. Tocca alla vigilanza e alla Commissione assicurarsi che le proposte del governo siano compatibili con le regole. La Commissione sarà severa nel suo giudizio, si assicurerà che il ristoro non sia eccessivo e richiederà dei piani di ristrutturazione. La negoziazione potrà dirsi conclusa solo quando ci sarà un’approvazione della Commissione, e questa ha il mio pieno sostegno nell’accertare che ci siano sì forme di ristoro, ma che questo avvenga all’interno delle regole sugli aiuti di Stato e sull’unione bancaria».
La Banca d’Italia vorrebbe si rivedessero le regole sul bail in per ragioni di stabilità finanziaria. E’ d’accordo?
«Non credo questo sia necessario, né che sia una buona idea. L’unione bancaria funziona pienamente solo da un anno, si basa su un negoziato politico e riaprirlo rimetterebbe in discussione molti punti. Gli investitori possono gestire e prezzare il bail in, ma diventano molto nervosi se queste regole vengono continuamente cambiate. Inoltre, il bail in è un principio molto giusto: parlando dal punto di vista del contribuente, credo sia più giusto che i soldi pubblici vadano ad ospedali e scuole invece che alle banche».
Il presidente elettoTrump ha detto che, dopo il Regno Unito, altri Paesi lasceranno l’Ue e si sta lasciando andare a una retorica violentemente protezionista. Come intende rispondere l’Ue?
«Dal dopoguerra, l’Europa è stata economicamente e politicamente dipendenti dagli Stati Uniti. Trump non vuole né è adatto a interpretare questa figura paterna, dunque siamo da soli, dobbiamo cercare nuovi amici e crescere, rafforzando il progetto europeo. Tuttavia, Trump è anche un negoziatore, che tratta in modo aggressivo e intimidatorio, ma sa quando ha bisogno di un accordo. Non dobbiamo essere troppo nervosi per quest’atteggiamento».
Il primo ministro Theresa May ha confermato che il Regno Unito lascerà il mercato unico e con i suoi ministri sta facendo trapelare la minaccia di diventare un paradiso fiscale se non ci sarà un buon accordo. Come reagirete?
«A questo punto è chiaro che il Regno Unito vuole avere la sua politica sull’immigrazione ed essere pienamente indipendente. E’ una scelta legittima, accettiamola. Ma non si possono avere tutti i vantaggi dopo essere usciti da un club. Dunque se il messaggio principale è molto chiaro, su come raggiungerlo non ho visto molto realismo. Non la ritengo una minaccia seria, ma se il Regno Unito volesse diventare un paradiso fiscale, un pariah alle porte d’Europa, questo sarebbe un problema, prima di tutto per il Regno Unito, perché la sua economia tornerebbe presto agli anni ’70».
Crede davvero si possa parlare di un rafforzamento della costruzione europea quando le forze euroscettiche sono così forti?
Tutti sono preoccupati per il populismo e le elezioni in Europa. Ma, in Francia, Marine Le Pen non vincerà mai il secondo turno nelle elezioni presidenziali. In Germania, l’AfD si rafforzerà un po’ ma resterà una forza minore in parlamento. In Olanda, Geert Wilders va molto bene nei sondaggi ma non avrà mai la maggioranza e tutti gli altri partiti hanno già detto che non formeranno una coalizione con lui. In Italia c’è un governo ragionevole, e ho molta fiducia continuerà ad esserci, perché il posto dell’Italia è in Europa. Entro un anno avremo di nuovo stabilità politica e governi con persone ragionevoli: sarà un ottimo momento per cominciare a decidere su come crescere e lasciare la casa paterna.

Ferdinando Giugliano

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