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Italia maglia nera penultima in Europa per la crescita e il deficit peggiora

Fa peggio solo la Finlandia che nella posizione di coda si attesta allo 0,8 per cento: meglio di noi il Portogallo (all’1,2 per cento), naturalmente Germania (1,5 per cento) e Francia (1,4 per cento). In testa alla classifica il Lussemburgo che svetta al 3,8 per cento, persino Irlanda e Grecia, dopo le gravissime crisi finanziarie degli ultimi anni, possono vantare rispettivamente una crescita del 3,6 per cento e del 2,7 per cento. Continua la ripresa in Spagna che segna il 2,3 per cento. L’Euroarea, complessivamente, arretra ma il prossimo anno crescerà comunque dell’1,5 per cento. «La crescita in Europa continua ma in un contesto peggiore rispetto alla scorsa primavera, in Italia si rafforza ma resta modesta », ha osservato il Commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici.
Tornando all’Italia, nonostante lo sforzo della legge di Bilancio con investimenti, tagli delle tasse per le imprese e stimolo della domanda con il pacchetto pensioni, la crescita non decolla e sul paese continua a pendere l’attesa per il giudizio dell’Europa sul budget 2017 previsto per il 16 novembre.
Ieri, nel presentare i dati, Pierre Moscovici, ha promesso comprensione per Roma («Capiamo le difficoltà economiche e sociali dell’Italia sulle quali pesa anche all’incertezza politica dovuta al referendum », ha detto) indicando che la Commissione terrà conto in modo «proporzionato » ed «equo» degli eventi eccezionali come il sisma e i migranti e ha riferito di un «dialogo costruttivo» con Roma.
Oltre alla limatura del Pil è sui conti pubblici che si concentra l’attenzione di Bruxelles anche se i toni non sembrano drammatici: il deficit- Pil sale al 2,4 rispetto al 2,3 del governo e Moscovici osserva che «si stabilizza» allo stesso livello del 2016. Anche il debito, che sale al 133,1 per cento del Pil contro la stima del governo del 132,6 per cento, «dovrebbe stabilizzarsi », dice conciliante Moscovici richiamando l’effetto positivo del calo dei tassi d’interesse. La variabile che sembra fuori controllo è invece il deficit strutturale, quello al netto della congiuntura e valido ai fini del pareggio di bilancio. Il saldo sale di oltre mezzo punto e il commissario parla di «marcato peggioramento »: nel 2017 raggiungerà infatti il 2,2 per cento decisamente superiore alla stima del governo contenuta del Draft Budgetary Plan del 17 ottobre scorso (1,6 per cento) e in peggioramento anche rispetto al 2016 che la Commissione corregge al rialzo all’1,6 per cento (contro l’1,2 italiano). Tra il 2016 e il 2017 c’è dunque un peggioramento del deficit strutturale che invece stando alle raccomandazioni della Commissione del luglio scorso avrebbe dovuto migliorare di 0,6 punti percentuali.
Nella scheda-paese dedicata all’Italia all’interno del Rapporto si segnala l’ulteriore spesa per pensioni (compensata dalle passate riforme e dall’aumento modesto degli stipendi pubblici) e la riduzione delle tasse sulle imprese dovuta al taglio dell’Ires nel 2017. Si punta invece l’indice sulle misure una tantum di cui si rileva l’elevata presenza nell’ambito della legge di Bilancio che inevitabilmente aumenta il deficit strutturale (dato che è al netto della congiuntura ma anche delle misure one-off).
Sulle una tantum del resto lunedì era già intervenuta, nel corso delle audizioni parlamentari sulla «Finanziaria », anche la Banca d’Italia che le aveva valutate in due terzi delle coperture.

Roberto Petrini

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