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Italia, lo scudo Bce evita il contagio

Il Tesoro ha annunciato ieri gli importi delle aste a medio-lungo termine in programma questo giovedì: 8,25 miliardi di BTp a 5 e 10 anni e CcTeu , un ammontare più alto di 1,25 miliardi rispetto alle stime prevalenti di mercato che orbitavano piuttosto attorno ai 7 miliardi.
All’indomani della vittoria di Syriza in Grecia, un evento politico che in altri tempi avrebbe avuto un effetto molto destabilizzante sul mercato secondario del debito sovrano nell’Eurozona, l’Italia inizia oggi una tornata di aste per chiedere al mercato 18,25 miliardi senza doversi preoccupare del contagio greco. La preoccupazione del Tesoro è semmai un’altra: “congelare” rendimenti ai minimi storici per il maggior numero di anni possibile. Nella tre giorni di aste che iniziano oggi, i traders prevedono infatti ancora tassi bassi senza precedenti.
La catena del contagio tra Grecia e Italia sembra dunque essersi spezzata. Il merito va in parte all’Italia e in parte alla Bce e all’Eurozona nel suo complesso. L’Italia ha un debito pubblico molto alto, rispetto al Pil, secondo soltanto a quello della Grecia ma il suo è un debito sostenibile. La Grecia ha ristrutturato il debito pubblico e ha chiesto assistenza esterna, l’Italia no. L’Italia ha un avanzo primario notevole, nonostante la recessione, e non si discosta (non più di tanto rispetto a Francia e Spagna) dal tetto del deficit/Pil al 3%
L’Italia ha accesso ai mercati e lo ha sempre avuto, anche al picco della crisi dell’euro le aste italiana non sono mai andate scoperte: il Tesoro italiano rifinanzia il debito pubblico attraverso le aste per oltre 450 miliardi l’anno, è il primo emittente di debito pubblico nell’Eurozona. La Grecia invece è tagliata fuori dal mercato primario.
I titoli di Stato italiani, con rating a livello di investment grade, rientreranno in automatico negli acquisti del quantitative easing della Bce dal 15 marzo prossimo mentre la Grecia, per assicurarsi che i suoi titoli di Stato – con rating speculativo – saranno acquisti nel QE dovrà dimostrare di essere ancora dentro un programma di aiuti esterni dell’Esm/Efsf.
Il contagio tra Grecia e Italia non c’è stato, nonostante l’ascesa di Alexis Tsipras sia temutissima dai mercati, anche perchè l’Italia è “protetta” da un doppio scudo messo in campo della Bce: il famoso “whatever it takes” di Mario Draghi (che si è concretizzato con l’istituzione delle Outright monetary transactions OMTs in base alle quali la banca centrale europea può acquistare sul secondario titoli di Stato con vita residua di tre anni di un Paese che chiede e ottiene assistenza finanziaria dai fondi salva-Stato Esm/Efsf) e il QE che assicura acquisti di titoli di Stato in euro a parte della Bce con durata residua tra 2 e 30 anni a partire da 700 – 800 miliardi di euro in 19 mesi e anche più.
Più che spezzarsi, tuttavia, la catena del contagio è diventata invisibile in questo periodo. È nascosta sotto la “coperta” della liquidità iniettata dalla Bce e dalle numerose misure di sostegno accordate dall’Eurozona agli Stati in difficoltà o in crisi di insolvenza o liquidità.
I mercati monitoreranno da vicino gli sviluppi della crisi greca nei prossimi mesi, una crisi capace ancora di causare turbolenze sui bond europei: la trattativa tra Tsipras e Bruxelles su maggiori margini di flessibilità fiscale e sulla rimodulazione del debito pubblico greco (allungamento delle scadenze e riduzione della spesa per interessi con o senza haircut con i partners europei, l’Esm/Efsf) sono tasselli importanti nel mosaico dell’euro e stabiliscono dei precedenti. L’Italia resta il Paese con il più alto debito pubblico rispetto al Pil, nell’Eurozona, dopo la Grecia: questo resta un punto di debolezza del sistema-Italia ancora irrisolto, a causa della recessione e soprattutto dell’asfittica crescita potenziale.
I mercati hanno deciso di scommettere nella capacità dell’Eurozona di risolvere la crisi della Grecia: guai se dovessero ricredersi su questo, perchè la loro delusione rischierebbe di estendersi all’Italia.

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