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Italia inadempiente per 73 volte

Immigrazione e rifiuti. Fisco e economia. Sono questi gli ambiti di governance dove l’Italia segna il passo rispetto al diritto della Unione europea. Sono settantatré le procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea per violazione del diritto comunitario oppure per mancato recepimento delle direttive. Procedure tuttora pendenti o concluse con una sentenza di condanna.

La contabilità delle infrazioni vede coinvolti soprattutto i ministeri dell’ambiente (14 procedure) e sviluppo economico (12 procedure), dell’economia (11 procedure), dell’interno (7 infrazioni).

I dati, aggiornati al 30 settembre scorso, sono stati resi noti in parlamento dal sottosegretario alla presidenza del consiglio per le politiche e affari europei Sandro Gozi, con la relazione trimestrale.

L’Italia negli ultimi anni ha recuperato l’ampio gap nel recepimento delle direttive che abitualmente contrassegnava i rapporti con la Unione; ma la lista delle direttive «non rispettate» o comunque non recepite è sempre significativa.

Alcuni casi hanno tenuto banco per tanti mesi. È il caso, per esempio, della Xylella che ha colpito gli oliveti in Puglia e che è valsa all’Italia una messa in mora complementare (cioè reiterata) nel giugno scorso per violazione del diritto comunitario, in quanto non avrebbe agito con tempestività per fermare l’epidemia.

Poi ci sono questioni molto controverse come quelle relative all’immigrazione, tema caldo che vede contrapposta l’Italia al Consiglio europeo. La lista delle direttive non rispettate è abbastanza lunga: per la Commissione Ue l’Italia non avrebbe recepito correttamente le direttive sulle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia; con riguardo ai minori non accompagnati richiedenti asilo o al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, per le quali è messa in mora dal 2014.

Qualche procedura di infrazione riguarda gli enti locali: il comune di Roma è in mora per l’affidamento del servizio pubblico di trasporto turistico e Bari per violazione della normativa in materia di appalti per la cittadella giudiziaria.

Claudia Morelli

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