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«Italia in emergenza, è l’ultimo minuto per la svolta»

«Siamo arrivati all’ultimo minuto per cambiare il volto del nostro Paese. Se non si mette mano a una svolta l’alternativa è il declino che non vogliamo e non possiamo accettare. E siamo pronti a fare la nostra parte». Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, parla mentre dietro di lui, sugli schermi, passano le cifre del malessere italiano: una produzione industriale che è scesa del 25% dal 2007 ad oggi; un Pil che complessivamente da allora è calato dell’8%; una disoccupazione che supererà il 12% e che è al 35% tra i giovani.
C’è un unico modo di reagire: crescere. «È un imperativo raggiungibile. La crescita è una priorità assoluta». Se non sapremo ritrovare la crescita «ne va del futuro dei nostri giovani e delle nostre imprese. Siamo in emergenza economica e sociale». La strada è indicata nel documento di 23 pagine che tiene in mano, “Il progetto Confindustria per l’Italia: crescere si può, si deve”. «È il nostro modello di politica economica, un documento di proposte coraggiose, la prima volta che Confindustria presenta un progetto di questo tipo», ha spiegato Squinzi. Ci sono le misure da adottare, l’indicazione degli obiettivi e come fare per raggiungerli, con numeri e coperture. Un documento frutto di un dibattito interno «partecipato», discusso negli organi di vertice, dal Comitato di presidenza, al direttivo e ieri mattina nella giunta.
La decisione di mettere nero su bianco un documento è stata presa a inizio dicembre, proprio in un Comitato di presidenza, in vista delle elezioni. E ai partiti Squinzi lo presenterà nei prossimi giorni. Nel dibattito mancano riferimenti all’economia reale, è il richiamo che arriva in questi giorni di campagna elettorale dal presidente di Confindustria. E il documento dimostra che con le mosse giuste l’Italia può reagire. Squinzi non è voluto entrare nel dibattito politico: «Noi non siamo un partito. Siamo un’associazione apartitica, come Confindustria non ci dobbiamo esprimere, anche se ciascuno di noi è interessato come cittadino». E ha aggiunto: «Abbiamo fatto una proposta che vale sia che vinca il centrodestra o il centrosinistra, che ci sia un’alleanza o che vinca Grillo. Crediamo in quello che abbiamo fatto, nei numeri che abbiamo individuato, nei provvedimenti che chiediamo».
Accanto a Squinzi, nella conferenza stampa, c’erano il direttore generale, Marcella Panucci, e il direttore del Centro Studi, Luca Paolazzi. «Il documento è un modello innovativo perché si basa su analisi economiche del Centro studi, con obiettivi quantificati e risorse identificate», ha approfondito la Panucci.
La premessa è che ci sia bisogno di «un’Italia liberale, che lasci più spazio alla concorrenza e ai privati, con uno Stato che riduca il suo perimetro e che sia un vero Stato di diritto, senza abusi, amico di chi si impegna per creare benessere e occupazione». Serve una «terapia d’urto, una discontinuità forte rispetto alle pratiche su cui ci siamo adagiati negli ultimi 15 anni per aumentare la competitività e abbattere i costi, ridare fiducia agli italiani e restituire ai giovani un futuro». Per stabilizzare gli effetti della terapia d’urto, ha spiegato Squinzi, vanno attuate da subito le riforme, bisogna «sfoltire e semplificare». Creare una cultura per cui «chi ci governa non abbia un atteggiamento antindustriale». Peccato non aver varato la delega fiscale in questa legislatura, per avere un fisco più chiaro e trasparente: «La lotta all’evasione non si fa controllando i Suv, ma con provvedimenti che incentivino a emergere».
È proprio sulle regole e sulla minore burocrazia che l’Italia subisce la concorrenza non dei Paesi emergenti ma del Canton Ticino, come accade tra le imprese di Varese, Como, Lecco. Per una Via, ha ricordato Squinzi, da noi occorrono tra i due e i tre anni, nel Canton Ticino 60 giorni. E poi c’è il costo del lavoro che da noi pesa: e proprio cuneo fiscale ed Irap sono tra le misure individuate nel documento. Oltre al mercato del lavoro: «La riforma fatta dal governo Monti non è sufficiente. Anche il ministro Fornero si è detto disponibile alla revisione».
Squinzi ha anche ribadito di essere pronto a rinunciare agli incentivi, pur di vedere ridotto il cuneo fiscale e a rimettere al centro l’industria, favorendo investimenti in ricerca e innovazione. Va messo il manifatturiero al centro, creando un ambiente favorevole: «Siamo il secondo paese manifatturiero in Europa, essere oltre l’80esimo posto nella classifica degli investimenti esteri attratti è una situazione da affrontare».
E alla domanda di un giornalista sugli «autorevoli esponenti» di Confindustria candidati alle elezioni (nelle liste ci sono Alberto Bombassei e Giampaolo Galli, ex vice presidente e direttore generale) Squinzi ha risposto: «Autorevoli esponenti? Parlerei di autorevoli esponenti del passato. Abbiamo un regolamento, chi si candida automaticamente si dimissiona e si autoesclude da qualsiasi attività del sistema».

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