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Italia in cima alla lista nera Ue

Italia pecora nera d’Europa. La penisola si è aggiudicata il triste primato di paese dell’Ue-27 con il maggior numero di infrazioni aperte lo scorso anno da parte di Bruxelles contro stati membri dell’Unione europea.

I numeri parlano chiaro. Secondo i dati raccolti dalla Commissione Ue all’interno del Rapporto annuale sull’applicazione del diritto dell’Ue, nel 2012 l’Italia avrebbe ricevuto ben 99 procedure di infrazione, collocando lo Stivale in cima alla lista nera dei paesi meno virtuosi nella corretta applicazione del diritto comunitario. Alle spalle del nostro paese si sono piazzati il Belgio (92 procedure di infrazione) e la Spagna (91). Sul versante opposto, la Lettonia si è confermata per il secondo anno consecutivo il paese più conforme alla legislazione Ue con appena 20 infrazioni aperte da Bruxelles nei suoi confronti, seguita dalla Lituania e dall’Estonia, con 22 e 24 procedure rispettivamente.

Ma quali sono i settori più colpiti dalla mannaia delle procedure di infrazione? In base ai risultati dell’analisi Ue, ambiente, trasporti, fiscalità e mercato interno risultano essere i quattro settori più indisciplinati, nei quali si è registrato complessivamente oltre il 60% dei casi. «Rispetto ai risultati dell’anno scorso, la situazione è comunque migliorata: alla fine del 2012, le procedure di infrazione aperte per recepimento tardivo hanno fatto segnare un calo del 45% rispetto a quelle registrate soltanto 12 mesi prima. Anche in questo caso, tuttavia, l’Italia non si è sottratta al triste primato di paese meno incline al recepimento delle direttive comunitarie. La maggior parte dei casi di infrazione per recepimento tardivo è stata infatti aperta lo scorso anno proprio nei confronti della penisola (36), seguita dal Portogallo (34) e dall’Ungheria (26). Mentre i migliori risultati sotto questo aspetto sono stati ottenuti dall’Estonia (5), dai Paesi Bassi e dalla Svezia (6 casi ciascuno). Per scoraggiare questi ritardi, la Commissione Ue ha continuato a fare pieno uso del sistema delle sanzioni introdotto con il trattato di Lisbona. È così che 35 casi sono stati deferiti alla Corte di giustizia con richiesta di sanzioni pecuniarie, nei confronti di Polonia (10), Slovenia (5), Paesi Bassi e Finlandia (4 ciascuno), Cipro e Belgio (3 ciascuno), Germania, Bulgaria, Slovacchia, Lussemburgo, Portogallo e Ungheria (1 ciascuno). Nel 2011 erano state solo 9 le decisioni di rinvio alla Corte prese dalla Commissione.

«I dati del 2012 vedono ancora l’Italia nella posizione di stato membro dell’Unione europea con il maggior numero di procedure pendenti per infrazioni al diritto Ue. C’è peraltro, una significativa riduzione del numero totale che era di 136, alla fine del precedente anno 2011. Inoltre, anche sul piano qualitativo, la situazione del nostro paese presenta profili di positiva evoluzione», ha detto il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, a seguito della pubblicazione del 30° Rapporto annuale sull’applicazione del diritto dell’Ue. «Le procedure italiane per mancato o ritardato recepimento di normative comunitarie risultavano essere 17, alla fine del 2012; collocando il nostro paese al diciottesimo posto sui 27 stati membri; con una prestazione migliore rispetto, fra gli altri, a Belgio (34), Regno Unito (25), Austria (23) e Finlandia (21)».

Non solo. Moavero ha spezzato una lancia in favore dell’Italia anche con riguardo ai deferimenti alla Corte di giustizia europea, per i quali la Commissione propone sanzioni pecuniarie.

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