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Italia-Germania, le imprese: più credito per la crescita  

La finanza è una leva strategica per tornare a crescere ed essere competitivi. Tra i principali ostacoli la carenza di credito che limita gli investimenti, frena l’innovazione e lo sviluppo delle imprese. È il messaggio di Confindustria e Bdi ai rispettivi governi e alle istituzioni Ue.

Si tratta di rafforzare il corporate banking, in Italia, in Germania, in tutta l’Unione europea. Il ruolo degli istituti di credito resta «essenziale» e quindi vanno risolti i problemi strutturali, «revitalizzando» il canale bancario. Contemporaneamente, però, occorre favorire l’accesso delle imprese ai mercati finanziari e dei capitali.
Le organizzazioni imprenditoriali italiana e tedesca, Confindustria e Bdi, hanno messo a punto ieri un documento di otto pagine tutto dedicato al tema del credito: finanziamenti alle imprese, situazione del sistema bancario, le regolamentazioni europee, interventi attuati e da realizzare, a partire dal non performing loans.
Il credito alle imprese è uno dei punti della dichiarazione congiunta condivisa tra Confindustria e Bdi ad ottobre dell’anno scorso, al vertice bilaterale delle due organizzazioni, a Bolzano. Il position paper sul rafforzamento del corporate banking è il seguito degli impegni assunti tre mesi fa e arriva proprio alla vigilia della conferenza economica italo-tedesca che si apre questa mattina a Berlino e dove interverranno i due presidenti, Vincenzo Boccia e Dieter Kempf, nel dibattito dedicato al futuro dell’industria nell’economia digitale. Per la prima volta ci sarà un confronto a quattro tra i vertici delle due organizzazioni imprenditoriali e i capi del governo dei due paesi, Paolo Gentiloni e Angela Merkel.
Boccia e Kempf si sono incontrati già ieri sera, all’ambasciata italiana a Berlino, con il nostro ambasciatore, Pietro Benassi, a fare gli onori di casa. La volontà degli imprenditori è di giocare un ruolo attivo nelle politiche nazionali ed europee, nella consapevolezza che l’impresa è motore dello sviluppo e che Italia e Germania sono partner fondamentali dal punto di vista politico ed economico. Va in questa direzione il lavoro di Confindustria e Bdi, le organizzazioni imprenditoriali dei due paesi manifatturieri più forti d’Europa.
La scarsità di finanziamenti preoccupa le imprese. E l’introduzione del testo, che si articola in 11 punti, analizza proprio i motivi di questi timori: manca un livello di crescita adeguato, la disoccupazione resta elevata, anche se è lentamente diminuita. Cresce la povertà. Un insieme di fattori che sta alimentando il populismo, creando ulteriori ostacoli alla soluzione dei problemi. Per crescere bisogna far ripartire i prestiti alle imprese. Qualche miglioramento c’è stato, sostengono Confindustria e Bdi: la politica monetaria ha contribuito, ma le politiche strutturali, fiscali e bancarie, sono state diseguali tra i paesi e spesso sono andate in direzione contraria alla crescita. Certo, c’è la consapevolezza che il credito bancario non tornerà quello che era nel periodo pre-crisi, ma c’è spazio per intervenire sia sui problemi strutturali delle banche, sia agendo sui canali alternativi, specie i mercati dei capitali per le imprese di maggiori dimensioni.
Confindustria e Bdi hanno condiviso alcune priorità: mettere fine all’incertezza normativa evitando un’ulteriore stretta regolatoria. Occorre un «giusto equilibrio» tra l’obiettivo della stabilità finanziaria e favorire il finanziamento all’economia reale, anche per non spiazzare gli effetti positivi sul credito della politica monetaria espansiva. I numerosi regolamenti post-crisi, sottolineano le imprese, non hanno raggiunto questo equilibrio.
Altra sollecitazione prioritaria, il completamento dell’Unione bancaria, che è «cruciale» per spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano nazionale e per preservare il mercato unico dei servizi finanziari. Inoltre è essenziale, oltre ad un funzionamento efficiente del Meccanismo di vigilanza unico e del Meccanismo unico di risoluzione, la creazione tempestiva di un sistema europeo di assicurazione dei depositi per proteggere i depositanti (fino a 100mila euro).
Altro punto, lo smaltimento «a livello sostenibile e in un lasso ragionevole di tempo» dei non performing loans che pesano sui bilanci delle banche. Le misure adottate in Italia dal 2015 sono state utili per fermare l’incremento dei prestiti deteriorati «ma non sono ancora sufficienti a ridurre lo stock».
In questo scenario per le imprese è una priorità scongiurare il rischio che un’applicazione restrittiva delle regole sugli aiuti di Stato alle banche e della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, pur puntando ad una migliore governance e a salvaguardare i contribuenti, generi effetti negativi in tutta l’area. Le recenti misure del governo italiano per risolvere le crisi di alcune banche, utilizzando i margini di flessibilità consentiti dalla Ue in caso di minaccia per la stabilità finanziaria, secondo il documento assumono un particolare rilievo.
L’obiettivo è il consolidamento del sistema bancario per avere meno banche ma più efficienti e aggiornarne i modelli di business anche per potenziare il loro ruolo di supporto alle imprese. Le banche Ue, dice il documento, hanno attraversato momenti difficili sin dall’inizio della crisi e saranno soggette a forti pressioni per adattare i modelli di business. Un sistema bancario veramente sano è diventato un’eccezione più che una norma negli Stati membri della Ue. In Italia e in Germania le politiche nazionali adottate in campo bancario non hanno affrontato adeguatamente le questioni strutturali sorte con la crisi finanziaria globale. Mentre negli Stati Uniti la fase di risanamento e consolidamento è avvenuta in modo rapido e in Cina il settore bancario guidato dallo Stato ha beneficiato della stabilizzazione macroeconomica, in Europa la redditività, le valutazioni degli asset e le dinamiche dei mercati bancari sono stati fortemente divergenti. C’è bisogno di capire come le banche oggi debbano lavorare per l’economia reale. La stretta regolatoria, i bassi tassi di interesse, la digitalizzazione richiedono alle banche di ottimizzare i loro modelli di business. Bisognerà ridurre i costi operativi, sviluppare l’online banking, migliorare i canali di distribuzione, valorizzare gli indicatori qualitativi per la valutazione del merito di credito delle imprese. Inoltre vanno rafforzati i servizi ad alto valore aggiunto per le pmi che affrontano processi di innovazione e internazionalizzazione.
Accanto al canale bancario occorre rafforzare il mercato dei capitali e sviluppare strumenti di finanza alternativa per finanziare i progetti delle imprese. Da questo punto di vista è stato fatto molto in Italia negli ultimi anni, con risultati incoraggianti, ma non ancora sufficienti. Bisogna proseguire su questa strada, potenziando gli interventi per favorire, anche con misure fiscali adeguate, la patrimonializzazione delle imprese e la loro apertura ai mercati.

Nicoletta Picchio

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