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Italia e Spagna: stessa meta ma le strade sono diverse

di Davide Colombo e Luca Veronese

L'obiettivo è comune: raggiungere il pareggio di bilancio in tempi certi e con misure forti e credibili. Anche a costo di somministrare a economie già in recessione un ulteriore impatto restrittivo. In Italia per centrare il fatidico close to balance nel 2013 un Governo tecnico voluto dal presidente della Repubblica ha varato la terza manovra correttiva dell'anno (vale 20 miliardi per ciascuno dei prossimi tre anni) che provocherà, sommandosi agli interventi varati in luglio e agosto, un impatto sull'indebitamento pari a 76 miliardi nell'anno del pareggio. L'ultima manovra italiana pesa per due terzi sulle entrate mentre sul fronte dei tagli alla spesa corrente gli ultimi interventi riguardano soprattutto le pensioni. In Spagna le misure di austerity (oltre 50 miliardi in due anni) hanno portato i socialisti alla peggiore sconfitta elettorale della loro storia, ma Mariano Rajoy, il nuovo premier conservatore ha confermato gli impegni di risanamento annunciando tagli alla spesa per 16,5 miliardi nel 2012 (senza toccare le pensioni) ma nessuna tassa aggiuntiva e qualche incentivo per le imprese.
Pensioni
La stretta sulla previdenza fatta in Italia chiude la fase di transizione al nuovo sistema contributivo ed eleva a 66-67 anni i requisiti per il pensionamento di vecchiaia rendendo ancor più stringente il meccanismo che aggancia il momento del pensionamento all'aspettativa di vita. In estate la Spagna ha approvato la riforma del sistema previdenziale che porta da 65 a 67 anni l'età della pensione, ma in modo graduale a partire dal 2013 per arrivare a regime nel 2027.
Contenimento della spesa
Per l'Italia dal 2008 al 2010 tagli lineari sui ministeri e blocco dei contratti nel pubblico impiego. Nel 2012 la spending review prevista dalla legge di stabilità. La Spagna ha già imposto riduzioni di spesa a tutti i ministeri. Deve ora affrontare la vera emergenza del bilancio nazionale: il deficit fuori controllo delle regioni autonome.
Fisco
La scelta dell'Italia è stata quella di aumentare l'Iva (prima in estate e poi con il nuovo ritocco annunciato nella manovra del 6 dicembre), le accise e le addizionali Irpef. Mentre sul fronte dei patrimoni è stata anticipata l'Imu e varata una prima tassazione sui patrimoni non immobiliari. Il Governo Zapatero ha alzato l'Iva e le aliquote Irpef per i redditi più alti. Rajoy ha annunciato l'Iva superagevolata per le case.
Lavoro
La Spagna ha varato in giugno la riforma della contrattazione collettiva aumentando la flessibilità e inserendo deroghe agli accordi nazionali. Inoltre a completamento della riforma del mercato del lavoro ha approvato un regolamento che fa riferimento alla possibilità di licenziare quando si prevedano perdite «permanenti o anche temporanee o congiunturali». L'Italia ha rimandato gli interventi sul mercato del lavoro alla «fase due» dell'azione del nuovo Governo. L'attesa è per un allargamento dell'ombrello protettivo degli ammortizzatori sociali e l'introduzione di un nuovo modello contrattuale che preveda una maggiore flessibilità in uscita (senza più la spada di Damocle dei reintegro per i licenziamenti motivati da crisi economica o riorganizzazione aziendale).
Sviluppo
È il capitolo più debole della terapia anti-crisi dell'Italia. Per il momento non si va oltre le deducibilità rese possibili per le aziende che si ricapitalizzano e gli sgravi Irap sul costo del lavoro. L'attesa è per nuovi interventi in materia di liberalizzazioni, semplificazioni e rilancio delle infrastrutture. In Spagna si attendono i dettagli sul programma di Governo di Rajoy che ha promesso sostegno alle imprese e agevolazioni fiscali con l'obiettivo di rilanciare l'occupazione.
Banche
Dopo i Tremonti-bond, pressoché inutilizzati dalla banche italiane nel pieno della crisi del 2008-2009, l'ultimo intervento a supporto del sistema creditizio italiano, piegato dalla crisi dei debiti sovrani, s'è sostanziato in una garanzia pubblica, fino a giugno del 2012, sulle passività utilizzabili come collaterale per ricorrere ai finanziamenti Bce. La Spagna seguirà presto la stessa strada, prevista in sede comunitaria. Ma ha già dovuto impegnarsi nella ristrutturazione del settore del credito favorendo la fusione tra casse di risparmio e nazionalizzando gli istituti più a rischio con fondi pubblici speciali.

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