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Italia e Spagna ricorrono contro il brevetto Ue

di Adriana Cerretelli

Via libera ieri a Bruxelles al brevetto europeo tra 25 dei 27 paesi dell'Unione, cioè senza Italia e Spagna. Le quali però hanno già annunciato che presenteranno ricorso alla Corte di Giustizia contro la decisione.

I ministri Ue della Competitività hanno infatti approvato, a maggioranza qualificata, la proposta della Commissione per dar vita a quella che in gergo si chiama una cooperazione rafforzata. Nell'impossibilità di trovare l'accordo sulla questione linguistica per la ferma opposizione di Italia e Spagna al trilinguismo (inglese, francese e tedesco), si è pensato bene di far ricorso allo strumento giuridico della cooperazione rafforzata per evitare una decisione che altrimenti avrebbe dovuto ottenere l'unanimità dei consensi. Tutto questo però nonostante il parere negativo espresso appena due giorni fa dalla Corte europea di Giustizia, che ha bocciato la proposta della Commissione Ue sul brevetto per "incompatibilità con il diritto e le istituzioni comunitarie" del suo pilastro giurisdizionale: in breve del tribunale unico del brevetto (prevedeva due gradi di giudizio) che doveva rappresentare uno dei grandi vantaggi competitivi (in termini di abbattimento dei costi per le imprese e di semplificazione procedurale in caso di controversie) per le imprese europee. «Questo tocca un elemento cruciale e vitale del brevetto europeo e rischia di ridurne decisamente i vantaggi» ha denunciato ieri il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, sottolineando che «non si possono costringere le imprese a presentare ricorsi davanti a 27 diversi tribunali nazionali».

«Questo brevetto non è economicamente percorribile e crea una situazione assurda perché, senza una struttura giuridica unica, assomiglia a un'automobile senza ruote, non va da nessuna parte» ha rincarato lo spagnolo Lopez Garrido. Inutilmente. Il commissario Ue competente, il francese Michel Barnier che ha sostenuto in modo attivo il colpo di mano di Francia e Germania per asserirne anche l'egemonia linguistica nell'Unione, ieri ha annunciato che il 30 marzo presenterà le proposte per tirare comunque dritto per la strada del brevetto separato, il quale comunque darà una spinta, ha detto, all'innovazione e alla competitività europea nel mondo globale.

Per l'Italia, invece, le cose non stanno affatto così. Non solo il brevetto europeo non può essere scisso dalla giurisdizione unica, ha insistito Saglia, ma il suo regime trilingue «costituisce una discriminazione e uno svantaggio competitivo» per le imprese italiane e spagnole, rispetto a quelle degli altri grandi paesi dell'Unione. Per questo è un'inaccettabile «forzatura sotto il profilo giuridico e istituzionale». Che tra l'altro alla fine creerà un sistema che non sarà neanche in grado di «realizzarsi in tutta la sua pienezza».

Resta che per ora le argomentazioni di Italia e Spagna vengono del tutto ignorate. Non resta che attendere il prossimo verdetto della Corte di Giustizia Ue. Ammesso che serva davvero a bloccare un treno europeo che apparentemente non si vuole proprio fermare.

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