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Italia e Germania i motori della crescita per l’Europa del futuro

«I nostri due paesi devono essere protagonisti della nuova Europa, più forte, più incisiva e più inclusiva. Noi siamo con la Francia motori dell’Europa». I “due paesi” sono l’Italia e la Germania e Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, è seduto accanto al collega tedesco, Siegfried Russwurm, numero uno di Bdi. Si è appena concluso l’undicesimo Forum italo-tedesco, con la firma della dichiarazione congiunta.

Nel pomeriggio Bonomi e Russwurm sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, ed hanno consegnato al premier il documento, in un incontro che è durato circa un’ora. «Proposte concrete per la rotta che deve essere intrapresa sia dai nostri governi, sia dall’Europa intera». Da realizzare «attraverso un partenariato stretto con il mondo dell’industria, che riteniamo imprescindibile». Germania e Italia, i due primi paesi manifatturieri europei: «l’industria non è il problema, ma è la soluzione», ha sottolineato Bonomi, mentre Russwurm, ascoltando la traduzione, annuiva.

Gli imprenditori hanno condiviso quattro preoccupazioni, ha spiegato Bonomi: lo shortage che si sta confermando da mesi sui semiconduttori, che pone problemi seri; le conseguenze per le nostre filiere dell’accelerazione ambientale prevista con il pacchetto Fit-for-55; la necessità di una azione congiunta su alcune materie che rischiano di essere un aggravio dei costi e di adempimenti per le imprese; l’iperattività cinese che ha portato a sanzioni verso la Ue spropositate rispetto alle misure Ue. Nel 2022, ha sottolineato Bonomi, si porranno in Europa temi decisivi: come apportare più risorse al bilancio dell’Unione europea; come uscire dallo stop al divieto degli aiuti di Stato; quale nuovo patto di stabilità per deficit e debito; come e in che tempi realizzare l’uscita dalle politiche monetarie «poco ortodosse» con cui la Bce ha attenuato gli effetti del Covid: «in queste sfide siamo pronti a fare la nostra parte – ha detto Bonomi – ma dai nostri interlocutori istituzionali ci aspettiamo risposte concrete, lungimiranza e capacità di visione. I prossimi appuntamenti elettorali non devono distrarre dal rimettere in funzione il motore della crescita». Nei due giorni del Forum, oltre agli imprenditori, sono intervenuti il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola, il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, il segretario di Stato tedesco all’Economia e all’Energia, Claudia Doer-Voss.

È necessario mantenere la competitività dell’industria, ha detto il presidente Bdi: «non si può parlare solo di obiettivi, ma anche di strumenti per raggiungerli e finanziamenti, per evitare delocalizzazioni. I bilanci Ue e quelli nazionali non ne tengono conto».

Serve una politica industriale, con piani d’azione definiti, finanziamenti e regole certe. Al centro del documento ci sono la transizione ambientale, quella digitale, il rafforzamento del mercato unico. Gli imprenditori dei due paesi sono impegnati nella transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico. Obiettivi ambiziosi, che possono essere raggiunti con imponenti investimenti pubblici e privati. «Serve un incremento degli investimenti pubblici in infrastrutture, edifici e trasporti», oltre ad un «ampio sostegno fiscale per gli investimenti privati».

Sul digitale Confindustria e Bdi hanno condiviso gli obiettivi Ue: servizi innovativi aumentano la produttività e un’intelligente politica dei dati, unita alla certezza del diritto «è parte integrante del successo di una economia innovativa». Fondamentale spingere sul mercato unico, bisogna evitare qualsiasi tipo di frammentazione, occorre garantire parità di condizioni per le imprese europee, con sanzioni per i paesi che non rispettano le regole. Nel testo si boccia qualsiasi forma di protezionismo e si chiede di rilanciare il commercio multilaterale.

Il tema dell’aumento delle materie prime, di accorciare la catena del valore e riportare nella Ue alcune produzioni, come i semiconduttori, è stato molto dibattuto. «Sulle materie prime il problema è europeo e non solo dell’industria italiana», ha sottolineato Bonomi, apprezzando che il ministro Giorgetti abbia sollevato il problema e sollecitato un’azione a livello Ue.

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