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Italia e Francia, i rilievi Ue sui conti La frenata di Barroso, prima di lasciare

Bruxelles Gli euroburocrati della Commissione europea stanno completando le lettere di richiesta di chiarimenti tecnici sulle leggi di Stabilità, che secondo il quotidiano Financial Times potrebbero essere inviate già oggi a Francia, Italia, Austria, Slovenia e Malta.
Ma le decisioni sulle aspettative di maggiore flessibilità nei bilanci nazionali sono attese dal massimo livello politico nel Consiglio dei 28 capi di Stato e di governo, che inizia domani a Bruxelles. Secondo varie fonti autorevoli, la cancelliera tedesca Angela Merkel, leader degli europopolari sostenitori del rigore finanziario, sarebbe disponibile a trattare un compromesso con i due leader eurosocialisti, il presidente francese Francois Hollande e il premier Matteo Renzi, garantendo la disponibilità della nuova Commissione europea del suo fidato lussemburghese Juan-Claude Juncker.
Verrebbe cancellato di fatto anticipatamente il presidente uscente della Commissione, il portoghese Josè Manuel Barroso, che appare ancora considerare l’ipotesi di un severo richiamo a Roma e Parigi nel suo mandato, quindi entro fine ottobre. Le indiscrezioni degli ultimi giorni, che hanno cercato di far salire la tensione, sono fuoriuscite proprio dalla sua istituzione Ue.
Hollande ha trasferito all’Eliseo la solita riunione dei leader eurosocialisti nella mattinata pre-summit per consolidare il fronte impegnato a ottenere più flessibilità nelle politiche di bilancio e nuovi investimenti Ue per rilanciare la crescita e l’occupazione. Gli eurodeputati hanno già respinto Barroso disertando in massa il suo discorso di addio e accelerando le procedure per consentire l’approvazione della nuova Commissione oggi a Strasburgo. Il capogruppo degli eurodeputati socialisti Gianni Pittella, definendo «disastrosa» la doppia presidenza di Barroso, ha detto di aver accettato tempi stretti perché «vogliamo che la nuova Commissione entri in forze il primo novembre, non vogliamo che Barroso sopravviva politicamente».
Il presidente della commissione Affari economici dell’Europarlamento, Roberto Gualtieri del Pd, ha esortato che la Commissione uscente «nella valutazione delle leggi di Stabilità, non voglia ostacolare questo nuovo corso» orientato sulla crescita e sull’occupazione più che sul consolidamento dei bilanci.
Juncker, tradizionalmente schierato con Merkel e gli altri leader popolari più rigoristi, appare ben più disponibile del predecessore dopo aver visto favorire il via libera rapido ai suoi commissari e – nell’ultimo Ecofin presieduto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – perfino lo slittamento al 2017 della fine del segreto bancario nel suo Granducato paradiso fiscale. Anche il commissario Ue per gli Affari economici e prossimo vicepresidente della Commissione, il finlandese Jyrki Katainen, guarda al probabile compromesso al summit di domani e venerdì tra il suo principale sponsor nella nomina a Bruxelles, la cancelliera Merkel, con Hollande e Renzi. Ha così ridimensionato a semplici «chiarimenti di alcuni dati» le richieste di informazioni degli euroburocrati dei suoi servizi ai tecnici di Padoan a Roma.
«Siamo concentrati nell’analizzare le cifre e le misure che ci ha inviato il governo italiano – ha dichiarato Katainen -. Speriamo che tutto vada per il meglio». Per lui, prossimo vicepresidente della Commissione Juncker (con poteri di coordinamento su vari settori economici) non sembra esserci l’urgenza di bocciature tecniche entro ottobre, che tra l’altro potrebbero essere rimesse in discussione dal suo successore agli Affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici. Barroso invece, che punta alla presidenza della Repubblica nel suo Portogallo come leader del centrodestra, non disdegnerebbe di cavalcare un richiamo ai leader socialisti di Francia e Italia, sia pur dall’impatto esclusivamente mediatico.
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