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Italia a rischio bocciatura Barroso tenta l’ultimo blitz ma Juncker frena i falchi

«Ci sono alcuni soggetti della Commissione europea dei quali non ci fidiamo». Chi segue il dossier conti pubblici per il governo Renzi è lapidario. Sono ore infuocate nei negoziati tra Roma e Bruxelles, contatti costanti, con l’Italia che cerca di non essere bocciata dall’Europa per il mancato rispetto della regola del debito sancita dal Fiscal Compact. E oggi il pericolo porta il nome di Josè Manuel Barroso, presidente uscente della Commissione per dieci anni mansueto verso i governi, che potrebbe lasciare il Berlaymont con un colpo di coda: bocciare i conti italiani.
La partita è difficile, Roma con l’aggiornamento del Def pubblicato ha sancito che nemmeno nel 2015 taglierà il deficit strutturale come imposto dalle nuove regole europee, con il risultato di far lievitare ulteriormente il debito. Non solo, il governo ha spostato unilateralmente il pareggio di bilancio dal 2015 al 2017. Dunque Bruxelles, anche se l’Italia resterà per un pelo sotto il tetto del 3% sancito da Maastricht, potrebbe aprire quella procedura per deficit contro l’Italia che limiterebbe la sovranità del governo nelle scelte di politica economica. Una gabbia. Così come potrebbe punirci con una procedura per squilibri macroeconomici, meno intrusiva ma comunque insidiosa. Scelte tutte politiche perché si tratta di stabilire se riconoscere o meno le attenuanti – come la crisi – previste dalle norme europee.
Il calendario dice questo: il 15 ottobre Roma spedirà a Bruxelles la Legge di stabilità, Bruxelles avrà 15 giorni per stabilire se bocciare o dare l’ok. Dunque la decisione arriverà il 30 ottobre, penultimo giorno della Commissione guidata da Barroso e con Katainen responsabile delle Politiche economiche. «È chiaro – spiega una fonte comunitaria – che i due dovranno concordare le decisioni con Juncker», che entrerà in carica il primo novembre e che avrà proprio Katainen tra i suoi vicepresidenti. A Roma però in queste ore arrivano segnali preoccupanti: Barroso vuole bocciare l’Italia. E i più maliziosi sostengono che lo farebbe perché punta a diventare presidente della Repubblica portoghese e a Lisbona, dove hanno dovuto subire le cure della Troika, nessuno vuole fare sconti agli altri. Oltretutto un atteggiamento rigido di Barroso troverebbe sponda in Katainen e a Berlino. A fare da contrappeso a queste bellicose intenzioni potrebbe essere Juncker che, confidano nel governo italiano, sembra attento alla flessibilità sui conti. Inoltre, è la speranza di Roma, con una guerra in corso con la Francia, il lussemburghese potrebbe preferire non aprire un fronte anche con l’Italia di Renzi che ieri, schierandosi al fianco di Hollande, ha mandato un segnale bellicoso a Bruxelles.
La partita sarà lunga. Se il 30 ottobre la Commissione dovesse bocciare la Legge di Stabilità, Renzi e Padoan non saranno costretti a cambiarla. Questo dicono le regole europee per i Paesi sotto al 3%. «E noi tireremmo dritto», spiegano fonti governative. L’Italia sarebbe pronta «a dare battaglia dal punto di vista legale perché siamo convinti di rispettare le regole e dal punto di vista politico se qualcuno dovesse agire per ambizione personale ». E gli argomenti che Roma spenderebbe sono quelli che sta spendendo in queste ore nei contatti riservati con Bruxelles: il mancato taglio del deficit è dovuto alla recessione non prevista a inizio anno e alla deflazione. Il secondo argomento da spendere è che stiamo facendo le riforme, e per questo ieri da Londra Renzi ha annunciato che il Jobs Act sarà approvato entro fine mese, in tempo per il giudizio Ue. E visto che l’ultima parola arriverà in giugno, quando la Commissione deciderà se aprire la procedura a carico dell’Italia, il premier ha garantito che «è fondamentale concludere il processo di riforme in sei mesi». Mesi ad alta tensione.
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