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Italgas torna in Borsa dopo 13 anni Snam avrà il 13,5%, Cdp il 26%

LONDRA È andata in scena ieri a Londra la nuova Snam, con in cabina di regia il Ceo Marco Alverà che della società dei gasdotti ha preso le redini a fine aprile. La novità rilevante del piano al 2020 è che il board ha approvato l’uscita dall’alveo di Snam della controllata Italgas, l’azienda della distribuzione del gas alle famiglie, attraverso la scissione parziale e proporzionale e quotazione a Piazza Affari entro l’anno della nuova società holding. «È la più grande operazione sul mercato da gennaio», ha spiegato Alverà.

Dopo tredici anni si appresta così a tornare in Borsa una delle prime società quotate in Europa, poi delistata dall’Eni. Il piano è affidato al futuro Ceo Paolo Gallo, ex Acea, in procinto di lasciare la guida di Grandi Stazioni. È ancora presto per sapere quale capitalizzazione esprimerà la società che ha il 30% del mercato e 1,1 miliardi di ricavi, ma è ipotizzabile che non possa essere molto distante dagli attuali 5,9 miliardi di valore della cosiddetta Rab, il capitale investito ai fini regolatori.

Il titolo Snam ieri ha chiuso in Borsa in crescita del 4,3%. «Snam si separa da un business diverso dal punto di vista industriale», ha piegato Alverà, «ma con lo stesso profilo finanziario solido. Dopo la Brexit gli investitori cercano asset stabili e ritorni prevedibili, non vediamo possibili impatti sull’operazione».

Dopo la scissione il gruppo dei metanodotti manterrà il 13,5% di Italgas che potrà anche contare su una liquidità utile ad accompagnare i 2 miliardi di investimenti per nuove concessioni in un contesto sempre più competitivo. Cdp Reti (assistita da Barclays) e Cdp gas custodiranno invece il 26%, sopra la soglia d’opa, e saranno legate con Snam da un patto parasociale.

«La quota in Italgas è finanziaria ma sarà anche strategica – ha spiegato Alverà –, e potrebbe in futuro essere usata come moneta di scambio per altre operazioni. Ma non c’e’ nulla sul tavolo per ora».

Snam punta a creare valore per gli azionisti. Il dividendo del gruppo post scissione sarà di 0,21 euro per azione quest’anno (almeno in linea con il 2015) e salirà del 2,5% nel 2017 e nel 2018. Lo scorso anno la cedola è stata di 0,25 euro, Italgas inclusa. Snam continuerà a giocare il ruolo di pivot nella gestione dei flussi di gas in Europa e farà 4,3 miliardi di investimenti. Il manager è cauto sul fronte di eventuali altre acquisizioni. «L’M&A è un’opportunità, ma l’enorme liquidità ha portato a una ipervalutazione degli asset».

Nel focus ora ci sono le dorsali che consentono all’Italia di esportare gas verso i mercati europei, connettendo i flussi in arrivo dal Mar Caspio, la nuova capacità di stoccaggio e il progetto di utilizzo del biometano.

«Mi auguro che la scelta di dire addio all’Ue non abbia impatto sulle politiche energetiche dell’Europa – ha commentato Alverà –. L’Inghilterra è sempre stata un punto di riferimento per le regole in questo settore e per l’abbandono dell’utilizzo del carbone che il Regno Unito ha celebrato proprio qualche giorno fa. L’Ue resta comunque connessa con Londra grazie all’Interconnector, una sorta di Eurotunnel del gas».

Daniela Polizzi

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