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Italgas in Borsa a novembre Una matricola da 4 miliardi

La campanella in Borsa suonerà a metà novembre quando una matricola di taglia si aggiungerà al listino di Piazza Affari che terrà così a battesimo la più grande quotazione di questo semestre. Dopo tredici anni si appresta infatti a tornare in Borsa la Italgas, quotata nel 1851 a Torino, una delle prime società in Europa, poi delistata dall’Eni. Sono al lavoro gli analisti e le banche per determinare il valore dell’azienda, la maggiore rete di distribuzione cittadina del gas con 57 mila chilometri di network, che portano 7,6 miliardi di metri cubi di metano a 6,5 milioni di famiglie, forte di 1,1 miliardi di ricavi e di una quota di mercato del 33% che ha l’ambizione di arrivare oltre il 40%.

I numeriUn valore preciso non c’è ancora. Ma si ragiona attorno a una capitalizzazione di partenza da 3,5 miliardi che possono arrivare fino a 4 miliardi. Ma la prospettiva è di guadagnare rapidamente terreno se andrà in porto il piano industriale al 2020 disegnato da Marco Alverà, l’amministratore delegato del gruppo Snam, la società dei gasdotti, che guida la cabina di regia della quotazione.

«Ci sarà un nuovo attore sul mercato, in grado di attrarre capitali, anche stranieri, che investe in tecnologia e sviluppo e quindi contribuisce alla crescita del Pil — spiega Alverà —. Ogni euro che Italgas investe avrà un valore moltiplicatore pari a tre volte». Il capitolo degli impegni si articola in un piano che vale 2 miliardi cui se ne aggiungono altri 1,5 per le nuove concessioni. Sono affidati nelle mani di Paolo Gallo, da giugno amministratore delegato di Italgas. Di fronte ha già una scadenza, a dicembre, quando scadranno i termini per la consegna delle offerte per Torino 2 (il Nord Ovest della città), la prima gara significativa. Ne seguirà un’altra trentina in un mercato frammentato (230 distributori locali). «Poi ci saranno le aggregazioni con operatori più piccoli, locali. Ci serviranno a trovare sinergie ed economie di scala sui territori dove già lavoriamo. Con l’obiettivo di arrivare a circa 1,4 miliardi di ricavi a fine piano», racconta Gallo.

L’operazioneAlverà viene dal mondo del business del gas di casa Eni e delle sue infrastrutture, Gallo da quello delle utility dove ha guidato la romana Acea. Assieme spiegheranno l’equity story della quotazione di Italgas agli investitori nel roadshow che stanno preparando proprio in questi giorni e che dovrebbe partire a fine ottobre, una volta incassato il nulla osta dei creditori della capogruppo Snam all’operazione di scissione che è legata a doppio filo alla quotazione. Entro quella data è atteso anche il via libera di Consob e Borsa italiana. Poi potrà partire il ciclo di presentazioni alla platea di investitori tra Milano e Londra, in larga parte gli stessi della Snam. A operazione di scissione completata, il 26% finirà a Cassa depositi e prestiti (attraverso i veicoli Cdp Reti e Cdp Gas) e il 13,5% resterà a Snam. Poi ci sarà il 60,5% di flottante (comprensivo della quota dell’imprenditore Romano Minozzi), rappresentato da un parterre di fondi inglesi, americani, canadesi che gestiscono migliaia di miliardi, attratti dalle certezze di un business regolato. Quegli stessi che tengono in portafoglio i titoli Snam che rendono il 5,1% e ai quali adesso Italgas promette le stesse percentuali.

Agli investitori Alverà e Gallo, affiancati dagli istituti sponsor, Banca Imi ed Equita Sim, ribadiranno la logica industriale alla base dell’operazione: dare autonomia a un’attività diversa da quella dei gasdotti della Snam. Italgas fa un mestiere più labour intensive: più della metà degli addetti dell’intero gruppo lavora nella distribuzione del gas cittadino che però contribuisce ora con il 20% ai margini complessivi dell’intero gruppo pre-scissione. Fa investimenti più bassi ma in modo continuativo. Più forti quelli di Snam impegnata nei «corridoi» europei del gas, come ha mostrato con l’acquisto di Gas Connect Austria per 600 milioni (in cordata con Allianz).

Il valore fino a 4 miliardi a Piazza Affari il mercato lo dà per acquisito. Italgas ha una Rab (il capitale investito ai fini regolatori) vicina ai 6 miliardi, alla quale la Borsa dovrebbe riconoscere un premio tra il 15 e il 20%. Dedotti i 3,7 miliardi di debito, si arriva appunto a quella valutazione, pari anche a un valore d’impresa di 10-12 volte il margine ebitda (700 milioni previsti a fine anno), di solito riconosciuto alle attività regolate.

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