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Ita, pressing sul governo per la cassa integrazione E incombe la multa Ue

Doppia mossa del governo su Ita (la nuova compagnia aerea nazionale) e Alitalia (la vecchia e morente). Palazzo Chigi riattiverà la cassa integrazione in favore dei lavoratori Alitalia, sia pure in forme misurate. Il governo, poi, lavora a una norma che permetta un passaggio di consegne ordinato tra Ita e Alitalia, a breve bersaglio del colpo del ko. Ad Alitalia, l’Europa imporrà di restituire 1,3 miliardi, anche se da Bruxelles non è ancora arrivata la comunicazione ufficiale. Sono soldi che i governi hanno girato al vettore, in deficit strutturale, tra il 2017 e il 2019; ora bollati come aiuti di Stato, contrari al diritto Ue. Proprio per questo il governo pensa a inserire in un decreto di prossima pubblicazione una norma che eviti che Alitalia debba mettere mano al portafogli fino al 14 ottobre, data in cui cesserà le operazioni. In questo modo si assicurerà una transizione ordinata da Alitalia a Ita, mentre in caso contrario Alitalia potrebbe ritrovarsi fallita.Alla fine del Consiglio dei ministri di ieri, Andrea Orlando (Lavoro) ha chiesto con vigore a Daniele Franco (Economia) di rinnovare la cassa integrazione. Su Franco sono in pressing anche il Pd e la Lega, soci fondatori dell’esecutivo, attenti alle proteste dei lavoratori Alitalia. Si fanno sentire infine Leu e parte del Cinque Stelle mentre Fratelli d’Italia (dall’opposizione) vuole che Draghi riferisca alle Camere.Le richieste dei sindacati, però, sono giudicate sopra le righe. È difficile che il governo prolunghi la cassa fino al 2025 a fronte di una richiesta dei commissari di Alitalia limitata a un solo anno, fino al 22 settembre 2022. Ed è quasi impossibile che Draghi dia il via libera a un sussidio come quello del 2008, quando il personale incassò fino all’80% dello stipendio. Si lavora a un punto di caduta intermedio. Il ministro Orlando vuole, inoltre, che continuino a fare formazione quei dipendenti Alitalia destinatari della cassa e non assunti da Ita. Grazie alla formazione, conserveranno le abilitazioni al volo e potranno candidarsi a lavorare in Ita dal 2022 quando la nuova compagnia – si spera – centrerà l’attivo di bilancio e moltiplicherà i suoi voli.Su due altri punti, il governo e Ita non cederanno al pressing sindacale: contratto nazionale e stipendi. La nuova compagnia aerea, anche se a totale controllo pubblico, non applicherà il contratto nazionale del settore aereo. I dipendenti di Ita – appena 2.800 in prima battuta – saranno pagati sulla base di un regolamento interno. E i loro compensi saranno energicamente tagliati. I sindacati calcolano, ad esempio, che un pilota di 50 anni riceverà 26 mila euro lordi in meno all’anno rispetto a un pilota Ryanair di 30 anni, forte quindi di un’anzianità molto più bassa. Ita – che certamente ha pronti tagli alle retribuzioni tra il 15 e il 20% a seconda dei ruoli – obietta che metterà in campo dei vantaggiosi premi di produzione. Un dipendente potrà guadagnare fino al 15% in più del suo stipendio base, ma a condizione che il vettore sia in utile.Le linee scelte da Ita sono coerenti co n le richieste dell’Ue, che pretende totale discontinuità tra la tormentata storia di Alitalia e quella della nuova compagnia. Se dunque l’Europa concede il via libera a Ita perché decolli il 15 ottobre è perché queste condizioni sono rispettate.Nello stesso tempo, l’Europa si prepara a bollare come aiuti di Stato illegittimi i contributi che Alitalia ha incassato tra il 2017 e il 2019. Quando la decisione Ue sarà formalizzata, Alitalia sarà costretta a restituire 1,3 miliardi di euro facendo un passo forte verso il baratro del fallimento. Ita non sarà investita da questa decisione proprio perché è una società nuova.Ma il passaggio di consegne tra le compagnie è a rischio. Per questo il governo lavora a una norma di salvaguardia. Sarà inserita, forse, nel decreto Mobilità licenziato la scorsa settimana, ma fermo ai box. Non è ancora finito in Gazzetta Ufficiale perché gravato da alcune imperfezioni tecniche.

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