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Ita, non c’è accordo sul lavoro Nuovo allarme aiuti di Stato

Si è concluso senza accordo il negoziato tra Ita e i sindacati per definire i punti fondamentali del nuovo contratto di lavoro del personale che la nuova compagnia intende assumere. Il piano di Ita prevede 2.800 addetti al decollo. La società ha ricevuto 29.451 domande di lavoro, di cui oltre 7.200 da dipendenti di Alitalia.

Poco dopo le 17 di ieri il presidente esecutivo di Ita, Alfredo Altavilla, «rilevata l’indisponibilità alla firma unitaria dei testi presentati il 6 settembre, requisito imprescindibile per accompagnare la nascita di un progetto così ambizioso (…), ha preso atto della impossibilità di addivenire ad un accordo», dice un comunicato della società.

I sindacati si sono divisi. Cgil-Cisl-Uil e Ugl, che rappresentano soprattutto i lavoratori di terra, hanno disertato l’incontro con l’azienda. Ieri mattina hanno fatto arrivare a Ita «una controproposta che escludeva le associazioni professionali» dei piloti e assistenti di volo dalla firma, ha detto Ita. Questi sindacati sono rimasti a Fiumicino nell’assemblea dei lavoratori. Sono andati all’incontro, per le 15, solo i rappresentanti dei naviganti, Fast Confsal e Anpac, Anpav, Anp e Assovolo (riunite nella Fnta), che tuttavia «hanno manifestato l’impossibilità di sottoscrivere le proposte in precedenza presentate dall’azienda». Secondo fonti sindacali le proposte economiche di Ita abbatterebbero gli stipendi dei naviganti del 40-50% rispetto ad Alitalia. È stato sottoscritto un verbale in cui si dice che «non sussistono, allo stato, le condizioni per addivenire ad un acordo complessivo», firmato da Altavilla e dai rappresentanti dei soli naviganti.

L’azienda intende andare avanti con i suoi piani, per far decollare i primi voli il 15 ottobre, «conferma l’intenzione di procedere all’assunzione delle 2.800 persone attraverso l’applicazione di un regolamento aziendale». Ci sarà una selezione tra i quasi 30mila che hanno inviato il cv. Ita dice che assumerà sulla base di regole interne, senza applicare contratti collettivi condivisi con i sindacati. Altavilla, che è stato fino a luglio 2018 a fianco di Sergio Marchionne al vertice dell’ex Fiat e Fca, intravede un percorso simile a quello sperimentato da Fiat, dopo la strappo di Marchionne con l’uscita da Confindustria nel 2011. L’ex Fiat è un’azienda privata, Ita è controllata al 100% dal ministero dell’Economia.

Altavilla ha espresso «il rincrescimento per l’impossibilità di arrivare ad un accordo, motivata dal perdurare di pregiudiziali puramente formali che nulla hanno a che fare con il merito e la bontà del progetto relativo alla nascita di Ita e che rispecchiano consuetudini e linguaggi non più attuali», dice Ita. «I tempi sono cambiati, bisogna adeguarsi. Altrimenti l’azienda non ha futuro», ha detto.

«La rottura delle trattative da parte di Ita è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», hanno replicato, i segretari generali di Cgil, Maurizio Landini, Cisl, Luigi Sbarra, e Uil, Pierpaolo Bombardieri. Hanno chiesto l’intervento del governo sulla richiesta di cigs per gli esuberi di Alitalia fino al 2025. «È inaccettabile _ concludono _ che un’azienda di proprietà dello Stato agisca con una modalità al limite delle regole e senza alcuna idea di responsabilità sociale, fino a mettere in discussione l’esistenza del contratto nazionale».

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, sostiene i vertici di Ita: «Almeno sulla carta Ita deve nascere in condizioni di economicità. E le scelte degli amministratori, nominati dal Mef, rispondono esattamente a questi dettami». «Siamo in attesa, spero che sia questione di ore, della decisione finale della Commissione Ue che contiene gli elementi sulla base dei quali l’amministrazione straordinaria si sta muovendo», ha aggiunto. Secondo il Financial Times la decisione sarà emessa oggi e dirà che il governo ha violato le regole sugli aiuti di Stato quando ha concesso prestiti ad Alitalia per 900 milioni di euro nel 2017. Era il governo di Paolo Gentiloni. Alitalia dovrebbe restituire allo Stato questa somma, ma non ha i soldi. La decisione Ue riconosce anche le condizioni per la «discontinuità» tra Alitalia e Ita. Terzo punto della decisione, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, il via libera Ue alla ricapitalizzazione di Ita per 700 milioni da parte del Mef.

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