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Ita e sindacati, è già scontro sui contratti depotenziati

Oltre 7700 lavoratori della vecchia Alitalia non saliranno a bordo di Ita, la nuova compagnia aerea nazionale a controllo pubblico. E chi sarà assunto – solo 2800 persone, per ora – dovrà accontentarsi di un contratto pandemia, ridimensionato rispetto al passato. Un contratto che rischia di avvicinarsi a quello che le low cost offrono ai loro dipendenti. I sindacati confermano lo sciopero del 24 settembre, ma dialogano.Turbolenze e svariati mal di pancia hanno segnato ieri l’incontro tra i sindacati e Ita, che ha schierato tra gli altri l’ad Fabio Lazzerini e il presidente Alfredo Altavilla. I vertici di Ita confermano che metteranno in pista, per il momento, 52 aerei (rispetto ai 34 di Alitalia in amministrazione straordinaria). E i velivoli torneranno sulle rotte a lungo raggio da cui la vecchia compagnia si era disimpegnata.Oggi Ita ha bisogno di 1550 dipendenti come personale di volo, e ne parcheggerà 3500 in capo ad Alitalia e in cassa integrazione. Le assunzioni per il personale di terra saranno limitate a 1250. Poi ci sono le altre 3800 persone per manutenzione e gestione dei bagagli (l’ handling ). Come l’Ue impone, faranno capo alle società esterne capaci di aggiudicarsi gli appalti per queste attività. Avranno un contratto di servizio, non faraonico.A proposito di contratto, Ita taglia il cordone con Confindustria ed esce da Assaereo. La nuova compagnia, quindi, non applicherà il Contratto collettivo nazionale ai suoi dipendenti. «È paradossale – dice Fabrizio Cuscito, segretario della Filt Cgil – che una scelta simile venga fatta da una società pubblica al 100%. È grave che Ita, con questa mossa, vada contro le norme del decreto Rilancio. Vuole avere le mani libere». Ieri Ita ha mostrato grafici che smontano il mito dei lavoratori Alitalia ricoperti di oro. Queste persone hanno preso stipendi in linea con quelli dei colleghi europei e, a volte, più bassi. Ita però sottolinea che tante compagnie estere hanno imposto a piloti, assistenti di volo e personale di terra dei contratti d’emergenza, viste le difficoltà della pandemia. Dunque anche il dipendente di Ita dovrà accontentarsi di un contratto Covid, depotenziato e flessibile. Per ora, Ita non precisa l’entità del taglio e si limita a dire che premi di produzione scatteranno con la compagnia in utile (dal 2023, si spera). L’impiego dei dipendenti sarà ottimizzato, fino a “saturazione” delle prestazioni.Cuscito (Filt Cigl), Salvatore Pellecchia (segretario della Fit Cisl) e Claudio Tarlazzi (Uiltrasporti) chiamano al tavolo della trattativa i ministeri competenti: Lavoro, Sviluppo, Economia e Trasporti. Di tagli occupazionali e nuovo contratto bisognerà discutere insieme, e anche con i commissari di Alitalia. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo, ammette che il varo di Ita va gestito con «delicatezza » perché avrà un impatto sociale significativo.Pellecchia (Cisl) guarda proprio alle persone che resteranno a bordo di Alitalia, in cassa integrazione. «Proponiamo di creare un Collocamento della Gente dell’Aria. Un luogo dove questi lavoratori possano studiare e aggiornarsi, anche per conservare le abilitazioni necessarie a tornare al lavoro, appena possibile. Perché nuove assunzioni arriveranno nei prossimi mesi. Ci confidiamo». Intanto, però tremano i 570 dipendenti siciliani dei call center di Almaviva Contact, società che assisteva Alitalia e che Ita non ha confermato nel ruolo.

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