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Isvap: «Sanzioni record a FonSai»

di Riccardo Sabbatini

L'Isvap racconta la sua verità su Fonsai. Dopo aver subito in silenzio le critiche che da mesi piovono addosso all'authority assicurativa accusata di non aver adeguatamente vigilato e proprio mentre è in corso il delicato scrutinio del piano di salvataggio della compagnia promosso da Unipol con il sostegno di Mediobanca, il presidente Giancarlo Giannini rompe il silenzio per difendere l'istituto da «critiche velenose e strumentali». L'Isvap – afferma in questa intervista – ha fatto per intero il suo dovere e quanto emerso sulla compagnia è il frutto delle attività ispettive avviate nel 2009. Nessun rimpianto? «Forse potevamo intervenire qualche mese prima ma non sta lì il punto». Il punto è sulle lacune dei controlli societari, nei presidi che debbono essere assicurati da amministratori, sindaci, comitati audit, attuari, società di revisione. «Come si può pensare che la nostra vigilanza possa riassumere e svolgere un ruolo di supplenza di tutte queste funzioni? È tutto questo apparato di controlli che ha funzionato poco e male nella vicenda». E forse in questo c'è un insegnamento per il futuro. «Oggi, anche nella prospettiva di Solvency II – che per la validazione dei modelli interni delle imprese richiede una certificazione preventiva dell'Autorità sull'efficacia dei presidi interni – intensificherei la vigilanza sull'assetto degli stessi e sul loro effettivo funzionamento».
Giannini, assicuratore di lungo corso, è giunto al termine del suo mandato e a giugno abbandonerà la guida dell'Istituto di vigilanza che ha tenuto per dieci anni. L'intervista, inizialmente, avrebbe dovuto vertere anche su altri argomenti. Sul bilancio positivo dei recenti decreti per attenuare le minusvalenze dei titoli di stato nei solvency ratio degli assicuratori. Sull'azione di pungolo svolta dall'authority («negli ultimi 4 anni le compagnie hanno immesso circa 9 miliardi nei propri conti, anche su nostra sollecitazione») per rendere il settore resistente alla crisi. Ed anche sul recente decreto sulle liberalizzazioni del Governo («molto positivo») da cui si attende soprattutto una riduzione dei prezzi della Rc auto. «Le tariffe non aumentano più ma devono diminuire. È quello che chiede il legislatore e l'Isvap si adeguerà allo spirito della legge nei decreti che è chiamato a redigere».
Il clamore della vicenda Fonsai ha spinto tuttavia la discussione su un altro versante. Giannini tiene innazitutto a negare che il vertice dell'authority sia diviso sull'operazione di aggregazione. «Respingo categoricamente la ricostruzione apparsa ieri sulla stampa in merito a pressioni esercitate dal vertice dell'Isvap sulla struttura interna per il via libera all'operazione di aggregazione. Questa è complessa, tecnicamente difficile e si lavora sotto pressione per rispettare la stringente tabella di marcia». L'istituto ha costituito una speciale task force con le sue migliori risorse. «Ogni documento interno ed esterno fino a oggi prodotto – assicura Giannini – è sempre stato discusso e condiviso nella forma e nella sostanza da tutti i componenti della task force impegnati nella sua redazione».
L'Isvap, di norma, svolge una vigilanza soprattutto cartolare sulle imprese, le ispezioni – fa presente Giannini – «hanno un compito di ausilio». Ecco perchè l'azione di vigilanza è stata intensificata nel 2009 quando il bilancio 2008 ha fatto emergere i primi segnali negativi. Era l'effetto della crisi dei mercati e del difficile ciclo della Rc auto che però si combinava a fattori interni alla compagnia.
L'Isvap ha prima acceso un faro sugli immobili e le operazioni in conflitto d'interesse. Ne ha bloccate due (Tenuta Cesarina e Santa Lucia) per un valore di un ottantina di milioni. «Non avevano i requisiti per la copertura delle riserve tecniche». C'è poi la storia di Atahotels su cui l'istituto è accusato di un atteggiamento indulgente. «Nient'affatto – replica il presidente – abbiamo dato l'autorizzazione per un valore più che dimezzato rispetto alla richiesta che ci era stata presentata e dopo una lunga istruttoria (5 mesi). C'erano perizie di stima che davano dei range ben più ampi, abbiamo chiesto di rivedere le stime».
Ad agosto del 2010 il pressing è divenuto più insistente. È partita l'ispezione, prima sugli aspetti di governance della compagna e quindi sulle sue riserve tecniche. «Avevamo già rilevato e contestato che c'era qualcosa che non andava nel ciclo sinistri, c'era un eccesso di riaperture che è un modo classico da cui si manifestano le anomalie». In pratica i sinistri venivano chiusi troppo frettolosamente (con le relative riserve) e riaperti per le proteste dei danneggiati. In questo modo i risarcimenti più impegnativi (con seguito di danni fisici) erano rinviati nel tempo e il caso ha voluto che quando l'ondata lunga dei sinistri è giunta al capolinea nel frattempo il Tribunale di Milano aveva alzato le sue tabelle risarcitorie (che fanno testo anche altrove) aumentando di parecchio il conto per la compagnia. Si spiega così l'aumento delle riserve (1,4 miliardi in due anni). Il ritmo della crisi di Fonsai si è così accelerato e nella ricerca di soluzioni è giunta a Premafin la proposta di alleanza del gruppo francese Groupama. È noto come è finita, con il "no" della Consob. Per il riserbo dell'Isvap è meno noto invece che quando Groupama confermò comunque l'intenzione di rilevare il 19,9% di Fonsai, anche il regulator assicurativo si mise di traverso. Non lo fece per motivi di "italianità" ma per la mancanza di risorse di Groupama che subito dopo, infatti, sarebbe anch'essa finita in crisi.
E, nel frattempo è proseguita l'attività di vigilanza. «Abbiamo avviato i provvedimenti sanzionatori per illeciti amministrativi nei confronti di vari soggetti responsabili della vigilanza interna. Ai sindaci abbiamo contestato di non averci comunicato con tempestività le irregolarità segnalate. Poi abbiamo fatto le nostre segnalazioni ad altre autorità; ci sono delle code importanti, in corso di completamento». Dal 2006 al 2011 le sanzioni comminate a Fonsai per irregolarità nella gestione dei sinistri sono ammontate a 60 milioni (prevalentemente Rcauto)».
Ed eccoci alle battute finali. Un fallimento – sottolinea Giannini – «avrebbe un rischio sistemico». La caduta del solvency ratio sotto il livello minimo ha imposto un piano di salvataggio ed è quello di Premafin-Unipol, attualmente in discussione. «Per noi – spiega Giannini – è importante che ci sia un progetto patrimoniale-finanziario e un business plan adeguati».
C'è un problema di tempi. L'Isvap, per l'istruttoria, ha 60 giorni lavorativi (iniziati il 27 febbraio) con la possibilità di sospendere i tempi per 20 giorni. «Penso che una sospensiva ci sarà, come di consueto in operazioni di tale complessità, ma poi è necessario comprimere i tempi. Abbiamo bisogno che questa società venga riportata in regola il più presto possibile. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un salvataggio. Se qualcuno sta annegando non si può certo lasciarlo in acqua per 15 giorni».

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