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Istituzione sociale, sacramento, contratto La metamorfosi della famiglia (e del divorzio)

Il divorzio breve tra poco sarà legge. Ieri il via libera del Senato in un clima più disteso, con la cancellazione dello stralcio del divorzio lampo. Pronunciato il sì della Camera, il divorzio potrà essere richiesto dopo sei mesi dalla separazione in caso di accordo consensuale, e passato invece un anno se con un ricorso al giudice.
Continua a cambiare velocemente, nella società italiana e nella nostra cultura diffusa, l’idea di famiglia e di matrimonio, istituzioni citate nell’articolo 29 della nostra Costituzione. Dal Dopoguerra a oggi il mutamento è stato continuo e progressivo, sempre registrato, per esempio, dal grande cinema italiano e dalla fiction. Se Ettore Scola raccontò bellezze e miserie del modello più tradizionale e più praticato in «La famiglia» nel 1987 (ed è davvero un titolo tra i tanti possibili offerti dalla poetica della Commedia all’italiana) bisogna arrivare alla serie tv «Tutti pazzi per amore» a fine 2008 per trovare, in prima serata su Raiuno , la proposta di una famiglia allargata come normalità quotidiana. La frattura di un vero tabù narrativo. Perché la famiglia tradizionale, decantatrice di solidi amori e di violenti contrasti, resta comunque un riferimento incontrastato nelle vite di milioni di italiani.
Il lungo cambiamento è cominciato — spiega Luigi Balestra, docente di Diritto privato a Bologna, firma de «Il Mulino» e autore di molti commentari sul Diritto matrimoniale — nel Dopoguerra a tappe serrate: «Il lavoro femminile extradomestico, l’emancipazione progressiva della donna, la fine della separazione per colpa, il venir meno dell’indissolubilità del legame matrimoniale, per non parlare della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, che ha oggettivamente affidato una posizione di forza alla donna: tutti elementi destinati a corroborare le posizioni individualistiche a scapito della comunità familiare. In più pesano i modelli stranieri, soprattutto quelli legati al matrimonio omosessuale». Siamo vicini alla fine della famiglia come l’abbiamo conosciuta? «No. Penso che in una società frammentata e disarticolata ci saranno varie modalità di intendere il concetto, persino all’interno dei membri della stessa famiglia tradizionale».
Fiamma Lusanna, professore associato di Storia contemporanea e Storia delle donne in età contemporanea presso l’Università di Sassari sostiene che ai tempi dell’approvazione della legge Baslini-Fortuna nel 1970 la società italiana fosse già pronta alla svolta: «Mi pare che l’ Europeo abbia titolato in quell’anno: “Italia è più matura della sua classe politica”. Loris Fortuna portò, nel 1966, ben 32 mila cartoline firmate da uomini e donne di tutta Italia favorevoli al divorzio. Il mutamento epocale c’era già stato, sullo sfondo del boom economico, attraversando, in una contrapposizione modernità-antimodernità, l’intera società italiana. Fu poi la politica a frenare. Perché da sempre ha altri fini….» Fiamma Lusanna è di cultura laica e un suo collega di area cattolica, Andrea Possieri, contemporaneista all’Università di Perugia, individua il punto di svolta nel 1975 con la riforma del Diritto di famiglia: «Fu un mutamento epocale che cambiò per sempre il modo di vivere in quel nucleo. Sparì il paradigma maschilista, si proclamò la parità tra uomo e donna, vista come soggetto attivo». E adesso, dove stiamo andando? «Direi verso un modello liquido di famiglia, di pluralità di forme. Ora però il legislatore deve decidere se la famiglia sia un contratto come gli altri o se vada, invece, valorizzato. Io penso che vada tutelato anche perché la famiglia assicura una stabilità nei rapporti sociali e anche nei consumi, sostenendo l’economia e quindi portando verso il benessere».
Il sociologo Marzio Barbagli da anni studia la famiglia italiana e ne segue i progressivi assestamenti: «L’istituzione matrimoniale era già cambiata ben prima, tra gli italiani, della legge sul divorzio che venne approvata a fatica per la forte influenza della Chiesa cattolica ma anche per la sostanziale debolezza economica delle donne. «E oggi? Naturalmente oggi la situazione è molto diversa e la nuova legge sul divorzio breve interviene su una legislazione unica nei Paesi occidentali. La lunga separazione ha avuto un effetto negativo soprattutto per le donne, sfavorite rispetto agli uomini per l’attesa di una prospettiva di un secondo legame matrimoniale. Infatti l’Italia registra un’altra anomalia, la più alta percentuale di convivenze extramatrimoniali con uno dei partner separato e non divorziato».
Ma è possibile immaginare, nel 2015, un nuovo modello di famiglia? «Non credo proprio che arriverà un nuovo modello. Vedremo la progressiva affermazione e organizzazione di una pluralità di concezioni del mondo, sensibilità, etiche, affettività differenti tra loro».

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