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“Istituti italiani troppo piccoli con pochi capitali e controlli” L’Fmi richiama Bankitalia

La “strategia” dell’Italia per rafforzare il proprio sistema bancario e ridurre i crediti in sofferenza potrebbe essere “insufficiente” ed è necessario rafforzare la capitalizzazione del sistema.
Sotto il faro attento dell’Fmi, con la presentazione ieri del Global Financial Stability Report, cadono anche le nostre banche: il documento riconosce al nostro paese, e al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di aver messo in atto una “strategia multilivello”, che va dalla velocizzazione delle procedure d’insolvenza, alla promozione dei fondi Atlante, alla garanzia pubblica sulle sofferenze cartolarizzate. Tuttavia l’intero pacchetto potrebbe non bastare, non essere sufficientemente rapido e di qualità. La parola d’ordine per il Fondo è invece “affrontare le carenze di capitale” del sistema italiano e dunque muoversi sulla scia di quanto ha fatto il Monte dei Paschi di Siena — citato espressamente dal rapporto di Washington — che, dopo lo stress test negativo precedente all’estate, ha messo in campo un piano imperniato sulla ripulitura dei bilanci e il rafforzamento patrimoniale. Attenzione comunque anche alle piccole banche: se la riforma del credito cooperativo varata dal governo va bene, l’invito rivolto alle autorità italiane è comunque quello di vigilare sulle aziende più piccole che sfuggono all’occhio della Bce.
Un sistema bancario al centro dell’attenzione degli osservatori internazionali quello italiano che si muove in un quadro dove sussistono rischi globali di “medio termine” per la stabilità finanziaria dovuti a “bassa crescita, tassi d’interesse bassi e instabilità politica”. Spicca il caso di Deutsche bank al centro delle domande poste in conferenza stampa a Peter Dattels, il vice direttore del servizio monetario e finanziario del Fondo. La risposta suona prudente ma ferma: «Deutsche Bank è di fronte ad una sfida: deve convincere gli investitori che il proprio modello di business sia praticabile in futuro ».
L’attenzione dedicata alle banche italiane accoglie il ministro dell’Economia Padoan che, fin da domani, sarà impegnato qui a Washington come “speaker” durante la sessione dei lavori dell’Fmi dedicata al Global Development. Ieri sono state diffuse le stime aggiornate del Fiscal Monitor dell’Fmi sui conti pubblici italiani. Da considerare quelle sul 2017 cruciali per il dibattito italiano in vista della legge di Bilancio: l’Fmi indica un deficit-Pil al 2,2 per cento (superiore al 2 “ufficiale” della nota di aggiornamento al Def e inferiore al 2,4 “allargato” della stessa nota). Cresce il debito: sempre il prossimo anno sale al 133,4 (contro il 132,5 appena segnato nella Nota). Si precisa anche il percorso di raggiungimento del pareggio: l’Fmi dà lo zero tondo nel 2020. Il Def aggiornato indica il 2019, in considerazione del fatto che il deficit strutturale è previsto minimale (0,2 per cento). Tuttavia il Fondo aumenta questa cifra allo 0,3 e questo autorizzerebbe a considerare il traguardo del pareggio spostato al 2020, di un anno.

Roberto Petrini

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