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Istat: una famiglia su 4 in disagio economico Ocse: le riforme vi salvano

Due milioni e mezzo di giovani che non studiano e non lavorano, solo in Grecia va peggio, il Pil pro capite inferiore del 2,2% alla media Ue, una famiglia su quattro in una situazione di disagio economico che per il 12,4% si traduce in grave difficoltà.

Eppure, la fotografia dell’edizione 2015 di “Noi Italia”, diffusa dall’Istat, potrebbe essere già un’immagine del passato. Il rapporto di previsione dell’Ocse parla di un Paese che ha finalmente imboccato la strada giusta, quella delle riforme, e che già quest’anno potrebbe crescere dello 0,6%, per arrivare al più 1,3% l’anno prossimo. Riforme di tale importanza, spiega il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría, che non solo «favoriranno la crescita e l’occupazione in Italia ma avranno ripercussioni positive sulla fiducia a livello sistemico in Europa». In particolare l’Ocse insiste sul Jobs Act: «È la chiave per far ripartire il Paese», dice Gurria, calcolando che grazie alle ripercussioni positive delle riforme il Pil in cinque anni crescerà del 3,5%, e «questo significa 340.000 posti di lavoro», e in 10 anni la crescita potrebbe raggiungere il 6%. Naturalmente purché le riforme non rimangano sulla carta, come spesso è accaduto finora.
Contratto unico a tutele crescenti, Agenzia Nazionale dell’Impiego, assistenza ai disoccupati per favorire la ricollocazione, lavoro più flessibile per aumentare il basso tasso di partecipazione delle donne, inchiodato al 55%: misure annunciate, ma da attuare al più presto.
L’Ocse mostra anche grande apprezzamento per l’istituzione dell’Autorità Anticorruzione e suggerisce al governo la costituzione di una bad bank pubblica per disincagliare i crediti deteriorati.
Eppure anche nella carrellata dei dati Istat, che si riferiscono in prevalenza al 2013, si intravvedono già alcuni elementi positivi che si riflettono nella ripresa pronosticata dall’Ocse. Migliorano le competenze degli studenti italiani, misurate ancora una volta dagli economisti di Parigi, cala l’abbandono scolastico, la spesa per ricerca e sviluppo è in leggero aumento (1,26% del Pil) e si avvicina all’obiettivo dell’1,53% di Europa 2020, il tasso di imprenditorialità, al 30%, è il più elevato tra i Paesi Ue. E inoltre gli italiani sfoggiano ancora un tasso di salute e uno stile di vita invidiabili: è affetto da obesità il 10,3% della popolazione adulta, la percentuale più bassa della Ue.
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