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Istat: deficit in calo al 4,3% nei primi nove mesi del 2011

di Dino Pesole

Deficit al 4,3% del Pil nei primi nove mesi del 2011, inferiore dello 0,3% rispetto al 2010. Il dato diffuso ieri dall'Istat, con riferimento all'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, conferma l'andamento dei conti pubblici nell'anno appena trascorso, così come fotografato dall'altro aggregato, il fabbisogno statale. La riduzione rispetto al 2010, con riferimento all'intero 2011, è stata di 5,5 miliardi (61,5 miliardi contro i 67 dell'anno precedente).
Occorrerà attendere ora il prossimo 2 marzo, quando l'Istat comunicherà a sua volta il dato finale del 2011, nella versione indebitamento netto. È il valore che conta ai fini delle comparazioni internazionali, con la precisazione che il saldo è pienamente conforme alle regole contabili del regolamento europeo «Sec95», ma differisce dalla stima che viene comunicata a Bruxelles ai fini del rispetto del criterio del deficit (il trattato di Maastricht stabilisce il tetto massimo del 3%). La difformità si deve al diverso trattamento delle operazioni di swap, che nella notifica relativa al rispetto dei parametri di Maastricht vanno a incidere sull'indebitamento netto, mentre nei conti Sec95 sono assimilate a partite finanziarie, e dunque con impatto nullo sul deficit.
Alchimie contabili a parte, il dato comunicato ieri dall'Istat appare incoraggiante. Alla luce delle ultime stime governative, ci si dovrebbe attestare a quota 3,8-3,9% del Pil. Certo non siamo ai livelli della Germania, che in un solo anno ha ridotto il deficit dal 4,3 all'1%, grazie a una crescita del Pil pari al 3 per cento, mentre l'Italia si fermerà allo 0,6% nel 2011 per scivolare direttamente a -0,5% (se andrà bene) nel 2012. Il dato mostra con tutta evidenza che per risanare i conti pubblici, soprattutto dopo aver varato manovre di rientro senza precedenti (con inevitabili effetti recessivi), occorre agire con decisione proprio sul denominatore, vale a dire sulla crescita.
Dal conto economico trimestrale dell'Istat si apprende peraltro che nel terzo trimestre dello scorso anno il deficit si è attestato al 2,7% del Pil, un risultato migliore dello 0,8% rispetto al 2010, anno in cui il prodotto interno loro è cresciuto dell'1,1 per cento. Si usciva dal 2009, anno terribile di profonda recessione con il Pil sprofondato a -5,1 per cento.
Le prospettive ora sono decisamente più incoraggianti, almeno per quel che riguarda il deficit, anche grazie a un avanzo primario (il saldo di bilancio al netto degli interessi) indicato in crescita dalle ultime stime governative fino al 5,2% del Pil nel 2014. Anche nel terzo trimestre 2011 il saldo primario è risultato positivo (l'1,7% del Pil). È l'ulteriore conferma che il peso più ingombrante con cui il nostro bilancio continua a fare i conti è quello della spesa per interessi, effetto dell'ingombrante debito pubblico. Secondo le ultime previsioni si toccherà nel 2014 quota 6,2% del Pil (105,6 miliardi).
La fotografia scattata dall'Istat attesta dunque che, per risanare stabilmente i conti pubblici, si dovrà agire sul doppio fronte della riduzione della spesa per interessi (frutto auspicabile della riconquistata fiducia sui mercati finanziari) e delle azioni per sostenere lo sviluppo. Senza abbassare la guardia sul fronte del contenimento della spesa corrente primaria, che va al tempo stesso mantenuta stabile nel triennio, per poi cominciare a flettere (si attendono indicazioni dalla prossima spending review). La riduzione della pressione fiscale, avviata al record storico del 45% del Pil, dovrà consentire grazie ai proventi della lotta all'evasione di tagliare le tasse a beneficio del lavoro e dei redditi medio-bassi.
La tendenza, per quel che riguarda le spese, mette in luce al momento un incremento in termini tendenziali: lo 0,4% nel terzo trimestre 2011, l'1,1% nei primi nove mesi dell'anno. L'incidenza sul Pil è del 47,5%, contro il 47,8% del 2010. Il tutto a fronte di un aumento delle entrate totali dell'1,6 per cento.

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