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Istanza di fallimento per Cesi

Cassa integrazione straordinaria per tutti i 403 addetti e impegno a valutare processi di riorganizzazione e aggregazione per garantire la continuità dei cantieri e un futuro aziendale, anche sotto altre vesti. Sono i due impegni che ieri ha preso il commissario liquidatore, Antonio Gaiani, da poco nominato alla guida del colosso imolese delle costruzioni Cesi, finito in liquidazione coatta amministrativa sotto il peso di 375 milioni di euro di debiti e 1.125 creditori da soddisfare in giro per l’Italia.
Triste epilogo di una vicenda che si trascina da mesi senza vie d’uscita da una crisi dell’edilizia (mixata a rigidità del credito e vocazione prettamente nazionale che accomuna Cesi a molte coop emiliane del settore) che ha già travolto in Emilia-Romagna big come Coop Costruzioni, Coopsette, Unieco. E che a Imola si pensava di chiudere con la firma condivisa da azienda e sindacati su 200 esuberi, la metà degli organici. Fino all’istanza di fallimento presentata la scorsa settimana – e accolta dal giudice, che ieri ha tenuto l’udienza prefallimentare – da un fornitore bresciano per una fattura di 200mila euro non pagata da Cesi che ha fatto precipitare la situazione.
«Di fatto stiamo parlando di un fallimento aziendale in piena regola – spiega il segretario di Fillea Cgil Imola, Sonia Bracone – ma il liquidatore ci ha assicurato che la tutela dei lavoratori sarà la priorità del suo mandato. Noi lo reincontreremo già mercoledì prossimo (domani, ndr) per capire quali ammortizzatori sociali utilizzare al fine di coprire il più a lungo possibile tutti i dipendenti». Scadono infatti a fine agosto i contratti di solidarietà, avviati un anno fa, per il personale amministrativo e i capicantiere nonché la cassa integrazione ordinaria per gli operai. Con l’aggravante, sottolinea Feneal Uil, che 311 dei 403 lavoratori sono anche soci cooperatori che hanno investito dai 30 ai 40mila euro a testa in quote sociali e che rischiano ora di perdere i risparmi di una vita e che si stimano altre 5mila le persone indirettamente coinvolte dal crac.
Il sindaco di Imola, Daniele Manca, ha incontrato separatamente i sindacati ieri pomeriggio ed è pronto a convocare un nuovo tavolo istituzionale a metà della prossima settimana. «Va ripensato il ruolo e l’assetto delle coop di costruzioni, ma credo ci siano le condizioni per un rilancio del settore, puntando sulla rigenerazione urbana, sulle opere pubbliche, non certo sul business immobiliare dei centri commerciali. La strada è quella indicata da Legacoop verso un unico grande colosso, certamente più snello, che metta insieme la Cdc di Modena, la Coop costruzioni di Bologna con una newco della Cesi di Imola e la Iter di Lugo».

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