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Istanza di concordato slegata dal piano

Nella formulazione attuale, le norme sul concordato preventivo prevedono che l’imprenditore per accedere alla procedura debba depositare una domanda (sotto forma di ricorso) contenente un piano (dal contenuto più vario). Vanno allegati alcuni documenti che fotografino la situazione aziendale e attestino la fattibilità del piano. In altre parole, quando viene depositata, la domanda di concordato deve già essere completa e definitiva. Del resto è dal deposito della domanda, e non da quando il tribunale la ritenga ammissibile aprendo formalmente la procedura, che decorrono gli effetti protettivi del concordato, a cominciare dal divieto di azioni esecutive sul patrimonio del debitore.
Ora, il Dl sviluppo modifica le cose, nell’intenzione di favorire la «continuità aziendale». Cambia l’articolo 161 della legge fallimentare: il piano di concordato non deve più essere un elemento della domanda, ma deve costituirne un allegato e, come tale, può essere depositato anche dopo il deposito della domanda, nella quale dunque l’imprenditore potrà limitarsi a dichiarare la volontà di accedere al concordato.
Tutti gli effetti di quest’ultimo (incluso il divieto di azioni esecutive sul patrimonio del debitore) continueranno a decorrere dal deposito della domanda. Così l’imprenditore potrà accedere alla procedura molto più facilmente; ma rimane da chiedersi come e sulla base di che cosa il tribunale potrà pronunciarsi, ai sensi dell’articolo 162, sull’ammissibilità della domanda, ridotta a poco più di una dichiarazione di intenti.
Peraltro, agli effetti favorevoli del concordato preventivo previsti dalle norme vigenti il decreto legge ne aggiunge uno, specificamente dedicato alle società di capitali: dal deposito della domanda di concordato deriverà anche l’inapplicabilità delle norme sullo scioglimento per riduzione o perdita del capitale. Ai sensi delle norme vigenti, tale inapplicabilità potrebbe essere ricavata solo in via implicita.
Nella stessa direzione di favorire la continuità aziendale vanno poi anche altre nuove norme di cui il decreto legge prevede l’introduzione nella legge fallimentare. Ad esempio, sempre in materia di concordato preventivo: la norma che sancisce l’inefficacia delle «ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese»; oppure la norma che consente all’imprenditore di «sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso» (salvo «indennizzo» a favore del contraente che subisce lo scioglimento); oppure, ancora, la norma in virtù della quale il tribunale potrà autorizzare (anche in relazione agli accordi di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 bis) la concessione di «finanziamenti prededucibili», purché «un professionista designato dal debitore», in possesso di requisiti che ne garantiscano la professionalità e la serietà, attesti «che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori».
Infine, il decreto legge sullo sviluppo istituzionalizza il concordato in continuità, al quale prima d’ora le norme sul concordato non dedicavano specifica attenzione, anche perché tale ipotesi è connaturata al fatto che la proposta di concordato può prevedere la continuità dell’attività aziendale quale elemento del piano. Ora invece il concordato in continuità è disciplinato come una fattispecie autonoma dal nuovo articolo 186-bis.

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